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Mettiamo fine alla sofferenza di astici, granchi e aragoste

In Italia i crostacei decapodi (come granchi, astici e aragoste) sono gli unici animali senzienti che possono essere esposti e venduti vivi al consumatore e uccisi per bollitura.

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Le nostre richieste

1

Il divieto di detenere crostacei decapodi vivi a diretto contatto con il ghiaccio o in acqua con ghiaccio, considerato che questa pratica causa sofferenze ed è un pericolo per la loro salute e benessere.

2

Il divieto della bollitura dei crostacei decapodi da vivi (compreso il lento innalzamento della temperatura dell'acqua), dato che ciò apporta sofferenze prolungate.

3

Il divieto della vendita diretta al consumatore di crostacei decapodi vivi (incluso l'acquisto online), dato che in questi casi non può essere accertato in che modo gli animali vengano tenuti, maneggiati e uccisi, rappresentando dunque un rischio per il loro benessere.

4

Che i crostacei decapodi siano riconosciuti dalla legge come esseri senzienti, capaci di provare dolore e sofferenza al pari di altri animali già riconosciuti come tali, come mammiferi e uccelli, considerando le numerose evidenze scientifiche a supporto di ciò.

Cosa pensano gli italiani

I risultati del sondaggio Youtrend mostrano una crescente consapevolezza: il 58% degli italiani ritiene che astici, granchi e aragoste provino dolore e debbano essere tutelati come le altre specie utilizzate a fini alimentari.

59% degli italiani considera il benessere animale un criterio rilevante nelle scelte alimentari
64% vieterebbe di tenere i crostacei in vasche non adatte
61% è contrario alla cottura dei crostacei mentre sono ancora vivi
6% soltanto il 6% nega che i crostacei possano provare stress e sofferenza

Fonte: Youtrend per Animal Law Italia, ottobre 2025

Dobbiamo agire subito

I crostacei decapodi sono esseri senzienti

Secondo un report redatto dalla London School of Economics and Political Science e pubblicato nel novembre 2021 — in cui sono stati analizzati più di 300 studi in materia — i crostacei decapodi (crostacei appartenenti all'ordine Decapoda, aventi dieci zampe) sono esseri senzienti, capaci cioè di provare sentimenti tra cui dolore e sofferenza. In ragione delle evidenze scientifiche così raccolte, i crostacei decapodi sono stati inclusi nel Regno Unito tra le specie animali alle quali l'Animal Welfare (Sentience) Act del 2022 riconosce la qualità di esseri senzienti. Anche la British Veterinary Association richiede che per questi animali vengano usati solo metodi di uccisione umani. Sono inoltre diversi i paesi del mondo, tra cui Svizzera, Austria, Norvegia, Nuova Zelanda e alcuni Stati e Territori dell'Australia, ad aver implementato norme per la tutela di questi animali.

I crostacei decapodi sentono dolore

Vi è ormai un elevato grado di consenso nella comunità scientifica sulla capacità dei crostacei decapodi di sentire dolore. A prova di ciò vi sono diversi studi sul sistema nervoso, sul comportamento e sulle risposte a stress in questi animali, i quali soddisfano 14 su 17 criteri del dolore proposti dallo studio Defining and assessing animal pain di Sneddon e altri autori. Il risultato è significativo, considerando che i tre criteri non soddisfatti non sono mai stati testati sui crostacei decapodi. In considerazione di questo si può, quindi, assumere che questi animali provino dolore e mettere in discussione molte delle pratiche alle quali sono soggetti di routine.

L'Italia potrebbe guidare il resto dell'Europa

In Europa, solo Svizzera, Austria e Norvegia hanno norme specifiche sul trattamento dei crostacei decapodi a livello nazionale. L'adozione di una legge che stabilisca parametri sull'adeguata cattura, maneggiamento, trasporto, stoccaggio e uccisione di questi animali in Italia potrebbe apportare un grande cambiamento in Europa, inducendo anche altre nazioni a introdurre norme adeguate per il loro trattamento.

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La coalizione

Nel luglio 2025 abbiamo lanciato la prima coalizione nazionale per la tutela dei crostacei, che riunisce 9 organizzazioni. Si tratta della prima coalizione del suo genere a livello europeo.

Una sofferenza inaccettabile

Crostacei vivi in pentola

Noi di ALI crediamo che sia necessario e urgente vietare le pratiche che provocano inutile sofferenza a questi animali. Per questo, abbiamo commissionato la stesura del report scientifico La questione della senzienza nei crostacei decapodi all'Università degli Studi di Messina.

Lo studio, scritto dalla Prof.ssa Passantino e colleghe del Dipartimento di Medicina Veterinaria e pubblicato a maggio 2024, passa in rassegna le più recenti evidenze scientifiche disponibili sulla capacità di senzienza di questi animali e conclude che i crostacei decapodi sono esseri senzienti, capaci di sentire dolore e sofferenza e dunque meritevoli di protezione al pari di ogni altro animale senziente impiegato all'interno della filiera alimentare.

Questo studio è il primo del suo genere a essere pubblicato in Italia e rappresenta il primo posizionamento di un'università italiana su questo tema.

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La situazione legale

La situazione a livello globale

L'uso dei crostacei decapodi per il consumo umano è in continua crescita e la pesca di questi animali a livello globale sta crescendo più velocemente di quella di qualsiasi altro gruppo di animali.

Tuttavia, ad eccezione di alcuni paesi, i crostacei decapodi rimangono totalmente negletti dal punto di vista di tutela nei vari processi che portano alla loro produzione, nonostante la scienza abbia ad oggi dimostrato la loro senzienza, capacità cioè di provare sensazioni tra cui dolore e sofferenza.

La normativa europea

Nessuno dei regolamenti e delle direttive europee per la tutela degli animali si applica ai crostacei decapodi, di cui fanno parte molti dei crostacei più conosciuti e usati in cucina, tra cui astici, aragoste e la maggior parte di gamberi e granchi.

Questo significa che le tutele offerte agli altri animali durante le fasi di trasporto, detenzione e uccisione non sono garantite ai crostacei decapodi.

La situazione in Italia

In Italia non soltanto manca una disciplina nazionale unitaria, ma diversi Comuni hanno introdotto Regolamenti che hanno previsto norme di tutela applicabili alla fase di vendita e/o consumo nei ristoranti.

Purtroppo, si tratta di una tutela disomogenea, riferita a parametri scientifici differenziati, che resta inadeguata e di difficile applicazione.

Le principali problematiche

Le evidenze scientifiche hanno dimostrato la capacità dei crostacei decapodi di provare dolore e di soffrire ma molte pratiche comunemente adottate all'interno dell'industria alimentare non sono compatibili con il rispetto del benessere di questi animali e risultano per loro dolorose.

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Manifesto della coalizione
Dalla parte dei crostacei

Quattro richieste urgenti per la tutela del benessere dei crostacei decapodi in Italia

In Italia i crostacei decapodi (come granchi, astici e aragoste) sono gli unici animali senzienti che possono essere esposti e venduti vivi al consumatore, per poi finire sempre vivi in pentola.

La scienza ha ad oggi ampiamente dimostrato la capacità dei crostacei decapodi di sentire dolore e sofferenza. L'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e la British Veterinary Association (BVA) hanno riconosciuto questi animali come esseri dal comportamento complesso, aventi notevoli capacità di apprendimento, dotati di un certo livello di consapevolezza, capaci di provare dolore e dunque meritevoli di protezione.

Tuttavia, nonostante siano classificabili come "esseri senzienti", i crostacei decapodi usati a scopi alimentari non sono ancora protetti dalla normativa europea sul benessere animale. Questo significa che le tutele offerte agli altri animali durante le fasi di trasporto, detenzione e uccisione non sono garantite ai crostacei decapodi, esponendoli così a pratiche inammissibili che causano loro dolore prolungato, come venire esposti su ghiaccio ed essere bolliti vivi.

La situazione in Italia

In Italia manca una disciplina nazionale a tutela di questi animali. Nonostante ciò, diversi Comuni hanno introdotto Regolamenti che prevedono norme di tutela applicabili alla fase di vendita e/o consumo nei ristoranti. Tuttavia, si tratta di una regolamentazione disomogenea, riferita a parametri scientifici differenziati, che resta inadeguata e di difficile applicazione.

I giudici italiani riconoscono da tempo che i crostacei decapodi meritano tutela: lo dimostrano le condanne di due ristoratori, a Firenze nel 2017 e a Milano nel 2019, per aver tenuto astici vivi adagiati sul ghiaccio. La Cassazione ha già chiarito che questa pratica configura reato perché contraria alla natura di questi animali. Tuttavia, casi come questi evidenziano ulteriormente l'assenza di una norma nazionale che, in modo chiaro e sistematico, protegga i crostacei decapodi da pratiche incompatibili con il loro benessere.

Cosa succede negli altri Paesi?

A livello mondiale, come ad esempio in Nuova Zelanda, così come anche nel continente europeo — in Svizzera, Austria e Norvegia — vi sono già norme nazionali sul trattamento dei crostacei decapodi. Di recente, anche nel Regno Unito i crostacei decapodi hanno ricevuto un riconoscimento come esseri senzienti. L'adozione di una legge che tuteli il benessere di questi animali in Italia potrebbe risultare d'esempio in Europa, inducendo anche altri Stati a compiere questo passo.

Cosa chiediamo

La pesca di questi animali a livello globale sta crescendo più velocemente di quella di qualsiasi altro gruppo di animali. È quindi urgente e necessario introdurre una disciplina nazionale che li protegga adeguatamente, in linea con le più recenti e attendibili evidenze scientifiche. È questo un caso in cui è necessario attuare quanto previsto dall'articolo 9 della Costituzione italiana, che stabilisce in capo allo Stato il dovere di disciplinare i modi e le forme di tutela degli animali.

Attraverso questo manifesto, chiediamo:

  1. Il divieto di detenere crostacei decapodi vivi a diretto contatto con il ghiaccio o in acqua con ghiaccio, considerato che questa pratica causa sofferenze ed è un pericolo per la loro salute e benessere;
  2. Il divieto della bollitura dei crostacei decapodi da vivi (compreso il lento innalzamento della temperatura dell'acqua), dato che ciò apporta sofferenze prolungate;
  3. Il divieto della vendita diretta al consumatore di crostacei decapodi vivi (incluso l'acquisto online), dato che in questi casi non può essere accertato in che modo gli animali vengano tenuti, maneggiati e uccisi, rappresentando dunque un rischio per il loro benessere;
  4. Che i crostacei decapodi siano riconosciuti dalla legge come esseri senzienti, capaci di provare dolore e sofferenza al pari di altri animali già riconosciuti come tali, come mammiferi e uccelli, considerando le numerose evidenze scientifiche a supporto di ciò.

Queste richieste costituiscono soluzioni di facile applicazione, in parte già implementate in altri paesi. Chiediamo quindi che anche l'Italia recepisca le crescenti richieste della società a favore di questi animali, diventando così un modello virtuoso per il resto del mondo.