Lo scorso ottobre, il sindaco di Comabbio (VA) ha emesso un’ordinanza con la quale è stato imposto il divieto di somministrare cibo ai gatti appartenenti alla colonia felina di Via Lucio Fontana-Via Ai Prati.
Leggendo nel merito l’ordinanza, si può dedurre, anzitutto, che la somministrazione di cibo non deve avvenire “al di fuori delle modalità disposte dall’Amministrazione Comunale e concordate con il Servizio Veterinario di ATS”.
In secondo luogo, nelle premesse, l’Amministrazione ha precisato che la scelta è stata presa, oltre che per una questione di decoro urbano e di igiene pubblica, anche per salvaguardare la salute stessa dei felini, in quanto ci sono stati casi di gatti nutriti con cibo non idoneo (es. avanzi domestici).
Oltre alle motivazioni sopraindicate, l’altro obiettivo risulta essere il contenimento del numero dei gatti che, stando a quanto affermato dal primo cittadino, è incontrollato: “La colonia è proliferata in modo incontrollato, alcuni di loro sono ammalati, altri si azzuffano e si feriscono. Abbiamo sensibilizzato anche i privati ad adottarli. Io stesso ne ho cinque a casa nati in una altra colonia felina che ora non c’è più”.
Quindi, l’obiettivo dell’ordinanza è tenere sotto controllo il numero della colonia felina. Non sono mancate, tuttavia, polemiche o richieste di chiarimenti, come afferma il sindaco stesso: “Sto ricevendo telefonate dalle redazioni di giornali, radio e tv di tutta Italia, molti delle quali mi accusano di lavorare contro i gatti. In realtà, questa decisione è stata presa proprio per tutelare la salute degli animali, ridurre il rischio di diffusione di malattie tra i felini e tenere sotto controllo la loro popolazione. Io stesso a casa ho sei gatti”.
Il problema delle colonie feline, a ben vedere, è ricorrente in tanti comuni e le scelte per affrontarlo sono diverse. La principale è la sterilizzazione. Infatti, diversi comuni in tutt’Italia adottano la sterilizzazione come rimedio principale per evitare che le colonie feline crescano in maniera controllata.
Ad esempio nel comune di Scafati vi è un ufficio deputato alla sterilizzazione di gatti e cani randagi; il comune di Milano, invece, ha previsto un procedimento più dettagliato, con l’inserimento, in banche dati, dei gatti randagi sterilizzati e identificati, poi, con apposito microchip. L’attività di sterilizzazione è rivolta soprattutto a chi si occupa, a titolo privato o pubblico, di colonie feline. Anche il comune di Napoli, attraverso il servizio veterinario ASL 1 di Napoli Centro, attua un controllo demografico ricorrendo alla registrazione in banche dati, sia dei cani randagi sia dei gatti delle colonie feline gestite da chiunque.
In questi ultimi due comuni, non vi sono ordinanze che vietino di fornire cibo ai gatti, così come per altri comuni, ad esempio il comune di Torino.
Una siffatta ordinanza, vedendo la prassi degli altri enti, appare quantomeno singolare, questo perché, la normativa predilige la sterilizzazione e il controllo delle nascite.
La legge quadro- nazionale n. 281 del 1991 è incentrata proprio sul controllo delle nascite e sulla
sterilizzazione. L’art. 2, comma 1, prevede, al riguardo, che
“Il controllo della popolazione dei cani e dei gatti mediante la limitazione delle nascite viene effettuato, tenuto conto del progresso scientifico, presso i servizi veterinari delle unità sanitarie locali. I proprietari o i detentori possono ricorrere a proprie spese agli ambulatori veterinari autorizzati delle società cinofile, delle società protettrici degli animali e di privati”.
Continuando, l’articolo 4, comma 1, statuisce quanto segue in merito alla sterilizzazione:
“I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono prioritariamente ad attuare piani di controllo delle nascite (…) attraverso la sterilizzazione”.
Se i programmi di sterilizzazione e di controllo nascite sono attuati in maniera precisa, coordinata e capillare, non dovrebbe occorrere nessun altra tipologia di atto o divieto.
Inoltre, sia le Regioni che gli enti locali sono destinatari di fondi appositi per il controllo delle colonie feline e del numero di cani randagi, ai sensi degli artt. 3, comma 6, e 8, comma 2, della legge n. 281/1991. Un esempio è dato dalla Regione Piemonte che, in base alla normativa vigente, ha stanziato fondi, per quei i comuni e per quelle unioni di comuni, che avviano programmi di sterilizzazione gratuita dei gatti nelle colonie feline.
La decisione di vietare la somministrazione di cibo apparirebbe eccessiva. Potrebbe essere preferibile avviare campagne e corsi di informazione sul cibo da destinare ai gatti e, magari, prevedere forme di collaborazione con i cittadini per realizzare al meglio le operazioni di sterilizzazione e controllo delle nascite.



