La giunta della Provincia Autonoma di Trento ha approvato lo scorso giugno, con cinque sì, un’astenuta (Michela Calzà, PD) e un voto contrario (Michela Coppola, AVS), le modifiche al regolamento che disciplina la detenzione e l’allevamento della fauna selvatica, su proposta dell’assessore provinciale alle foreste, caccia e pesca Roberto Failoni (Lega).
Più precisamente le modifiche riguardano i grandi predatori e i rapaci, in modifica a un decreto del 17 novembre 1992 n. 16-69/Leg (Regolamento di esecuzione della legge provinciale 9 dicembre 1991, n. 24 “Norme per la protezione della fauna selvatica e per l’esercizio della caccia”) aggiornato ormai l’1 agosto 2025.
Per questi ultimi, la delibera amplia le specie autorizzate all’allevamento in cattività per l’addestramento alla falconeria e la riproduzione, che sono:
- aquila reale (Aquila chrysaetos),
- gheppio (Falco tinnunculus),
- gufo reale (Bubo bubo),
- gufo comune (Asio otus),
- falco pellegrino (Falco peregrinus),
- lanario (Falco biarmicus),
- falco lodolaio (Falco subbuteo),
- nibbio bruno (Milvus migrans),
- smeriglio (Falco colombarius),
- astore (Accipiter gentilis),
- sparviere (Accipiter nisus).
Oltre a stabilire le specie autorizzate, si definisce anche un numero di esemplari limite da poter detenere che aumenta fino a 20 esemplari per persona. Gli allevamenti dovranno essere autorizzati e ogni esemplare dovrà avere un certificato d’origine, il tutto nel rispetto delle convenzioni internazionali e delle direttive e norme dell’Unione Europa.
L’assessore Failoni, firmatario della delibera afferma: «Con questa modifica riconosciamo il valore culturale e ambientale della falconeria, una pratica antica che può offrire nuove opportunità formative, di sensibilizzazione e di rispetto per la natura. È un passo importante per colmare un ritardo normativo rispetto ad altre regioni e alla Provincia autonoma di Bolzano e valorizzare una tradizione che unisce cultura, storia e sostenibilità, nel rispetto delle convenzioni internazionali e delle normative europee».
Si parla di “valore culturale e ambientale” della falconeria, ma quale messaggio viene trasmesso da questa pratica millenaria? Rapaci, grandi predatori solitamente schivi vengono forzati ad obbedire all’essere umano attraverso pratiche, generalmente note, come la fame controllata per ridurre l’energia ma aumentare la ricezione agli addestramenti del falconiere tenendo il rapace ad un peso inferiore del 10-15% rispetto a quello naturale o la fase dell’ammansimento che priva il rapace dei suoi istinti di reazione agli stimoli abituandolo alla presenza umana.
I corpi dei rapaci, programmati per coprire enormi distanze, vengono abituati alla prigionia della voliera, tra i tanti comportamenti innaturali che sono costretti ad adottare, limitando il corpo a movimenti ridotti. Ci si domanda quale “rispetto per la natura” viene trasmesso da una pratica che spettacolarizza il dominio dell’uomo su animali solitari per natura? Le vere “opportunità formative” oggi dovrebbero scrollarsi di dosso il peso di tradizioni che dovremmo superare, appoggiandosi ad attività più etiche e rispettose della diversità animale come il birdwatching, le collaborazioni con i CRAS locali, visite guidate in parchi e zone naturalistiche, divulgazione di vere buone pratiche per la tutela della fauna selvatica e coinvolgimento dei cittadini attraverso la la citizen science.



