
Il manifesto
Il documento della coalizione «Dalla parte dei crostacei»: nove organizzazioni, quattro richieste al legislatore italiano.
In Italia i crostacei decapodi possono arrivare vivi sui banchi di vendita, causandogli grandi sofferenze. Inoltre, è consentito cuocerli vivi, senza ucciderli o stordirli.
La scienza ha ad oggi ampiamente dimostrato la capacità dei crostacei decapodi di sentire dolore e sofferenza. L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e la British Veterinary Association (BVA) hanno riconosciuto questi animali come esseri dal comportamento complesso, aventi notevoli capacità di apprendimento, dotati di un certo livello di consapevolezza, capaci di provare dolore e dunque meritevoli di protezione.
Tuttavia, nonostante siano classificabili come “esseri senzienti”, i crostacei decapodi usati a scopi alimentari non sono ancora protetti dalla normativa europea sul benessere animale. Questo significa che le tutele offerte agli altri animali durante le fasi di trasporto, detenzione e uccisione non sono garantite ai crostacei decapodi, esponendoli così a pratiche inammissibili che causano loro dolore prolungato, come venire esposti su ghiaccio ed essere bolliti vivi.
La situazione in Italia
In Italia manca una disciplina nazionale a tutela di questi animali. Nonostante ciò, diversi Comuni hanno introdotto Regolamenti che prevedono norme di tutela applicabili alla fase di vendita e/o consumo nei ristoranti. Tuttavia, si tratta di una regolamentazione disomogenea, riferita a parametri scientifici differenziati, che resta inadeguata e di difficile applicazione.
I giudici italiani riconoscono da tempo che i crostacei decapodi meritano tutela: lo dimostrano le condanne di due ristoratori, a Firenze nel 2017 e a Milano nel 2019, per aver tenuto astici vivi adagiati sul ghiaccio. La Cassazione ha già chiarito che questa pratica configura reato perché contraria alla natura di questi animali. Tuttavia, casi come questi evidenziano ulteriormente l’assenza di una norma nazionale che, in modo chiaro e sistematico, protegga i crostacei decapodi da pratiche incompatibili con il loro benessere.
Cosa succede negli altri Paesi?
A livello mondiale, come ad esempio in Nuova Zelanda, così come anche nel continente europeo — in Svizzera, Austria e Norvegia — vi sono già norme nazionali sul trattamento dei crostacei decapodi. Di recente, anche nel Regno Unito i crostacei decapodi hanno ricevuto un riconoscimento come esseri senzienti. L’adozione di una legge che tuteli il benessere di questi animali in Italia potrebbe risultare d’esempio in Europa, inducendo anche altri Stati a compiere questo passo.
Cosa chiediamo
La pesca di questi animali a livello globale sta crescendo più velocemente di quella di qualsiasi altro gruppo di animali. È quindi urgente e necessario introdurre una disciplina nazionale che li protegga adeguatamente, in linea con le più recenti e attendibili evidenze scientifiche. È questo un caso in cui è necessario attuare quanto previsto dall’articolo 9 della Costituzione italiana, che stabilisce in capo allo Stato il dovere di disciplinare i modi e le forme di tutela degli animali.
Attraverso questo manifesto, chiediamo:
- Il divieto di detenere crostacei decapodi vivi a diretto contatto con il ghiaccio o in acqua con ghiaccio, considerato che questa pratica causa sofferenze ed è un pericolo per la loro salute e benessere;
- Il divieto della bollitura dei crostacei decapodi da vivi (compreso il lento innalzamento della temperatura dell’acqua), dato che ciò apporta sofferenze prolungate;
- Il divieto della vendita diretta al consumatore di crostacei decapodi vivi (incluso l’acquisto online), dato che in questi casi non può essere accertato in che modo gli animali vengano tenuti, maneggiati e uccisi, rappresentando dunque un rischio per il loro benessere;
- Che i crostacei decapodi siano riconosciuti dalla legge come esseri senzienti, capaci di provare dolore e sofferenza al pari di altri animali già riconosciuti come tali, come mammiferi e uccelli, considerando le numerose evidenze scientifiche a supporto di ciò.
Queste richieste costituiscono soluzioni di facile applicazione, in parte già implementate in altri paesi. Chiediamo quindi che anche l’Italia recepisca le crescenti richieste della società a favore di questi animali, diventando così un modello virtuoso per il resto del mondo.
Le organizzazioni firmatarie
Nove organizzazioni italiane sottoscrivono questo manifesto e le sue richieste al legislatore.

Firma la petizione
Chiediamo al legislatore italiano quattro interventi concreti per proteggere i crostacei decapodi.