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Da oggetto a essere senziente: riflessioni sull’introduzione del reato di sequestro dell’animale d’affezione nell’ordinamento britannico

Gli animali d'affezione sono parte della famiglia: per questo la loro sottrazione non può essere considerata come un semplice furto.
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Lisa Ladurner

L’amore per gli animali, l’interesse per le lingue e le culture, assieme agli studi di diritto, mi hanno portato a dedicare parte del mio tempo ad Animal Law Italia.

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Una delle paure più grandi di chi condivide la propria vita con un animale domestico è quella di subirne il furto. A rendere questa paura un pensiero ancora più angosciante è la consapevolezza che dal punto di vista giuridico, in Italia, i pets sono equiparati a beni mobili.

Pertanto, il furto di un animale domestico, giuridicamente parlando viene gestito al pari del furto di un oggetto qualsiasi. Questo, oltre a sminuire – almeno dal punto di vista legale – l’immenso valore affettivo che gli animali domestici hanno nelle nostre vite, contribuisce a rafforzare la percezione per cui, gli animali, siano poco più che oggetti inanimati, privi di qualsivoglia valore e, quindi, diritto.

Per fortuna, però, la situazione sta lentamente cambiando e, in alcuni Paesi, la legge si sta adeguando ai tempi e qualcosa, finalmente, si muove nella giusta direzione. Ma andiamo con ordine. 

Gli animali d’affezione e il loro valore economico

Durante la pandemia, un po’ per maggiore disponibilità di tempo, un po’ per avere un pretesto per uscire di casa, molte persone hanno aperto le proprie abitazioni ad un amico a quattro zampe. Il conseguente aumento di richieste, in particolar modo di cani di razza, ne ha fatto aumentare il prezzo di vendita con cifre che si aggirano anche intorno ai tremila euro. 

Considerato che un cane di razza rubato può essere facilmente venduto o utilizzato come fattrice o stallone, non è difficile immaginare che qualcuno possa vedere in questo atto spregevole un’occasione di guadagno.

Dalle statistiche fornite dai Carabinieri della sezione operativa antibracconaggio e reati in danno agli animali, emerge che in Italia vengano rubati circa 1000 cani ogni anno, ovvero circa tre cani al giorno. Queste sono le cifre ufficiali, che quindi escludono i casi non segnalati e denunciati. 

La disciplina italiana

Da un punto di vista giuridico, come viene inquadrato il furto di un cane in Italia? Nel nostro ordinamento, i cani, come tutti gli altri animali, sono considerati oggetti, una res giuridica, in linea con i beni mobili. Questo significa che non sono previste delle sanzioni diverse per chi sottrae un cane rispetto a chi sottrae un qualsiasi altro bene mobile. 

La norma di riferimento è sempre l’art. 624 del codice penale che richiede, per l’integrazione del reato, insieme agli altri requisiti, che chi lo abbia commesso ne abbia tratto profitto. Considerando i prezzi dei cani di razza, non è difficile immaginare la possibilità di tale ritorno economico. Quali sono le pene previste, quindi, dal nostro ordinamento? La reclusione che va dai sei mesi ai tre anni e la multa che va da €154,00 a €516,00. Sorge spontanea una domanda: la sottrazione di un animale domestico ha lo stesso impatto emotivo sulle parti coinvolte di un qualsiasi altro furto?

Approcci legislativi in Australia e Regno Unito

Prima di esaminare più in dettaglio le risposte che, tramite una proposta di legge, vengono fornite a questa domanda dal parlamento britannico, vediamo quelle adottate da alcuni stati federali australiani.

Nel 2022, lo stato federale di South Australia ha introdotto il reato specifico di furto del cane, portandosi così in linea con le legislazioni di altri stati federali australiani come il New South Wales e il Northern Territory. Per quanto riguarda le pene previste, è stata incrementata, rispetto alle normative già in vigore, l’entità della multa, nella speranza che possa costituire un efficace deterrente. L’introduzione di questa legislazione ha prettamente un valore simbolico poiché riconosce sul piano legislativo che il furto del cane è reato ben diverso rispetto a quello di altri beni mobili. 

Il parlamento britannico è andato oltre. Il disegno di legge, intitolato “Pet abduction bill”, che attualmente pende di fronte alla House of Lords (la camera alta del parlamento britannico), avendo già superato tutti i passaggi nella Camera dei Comuni (camera bassa del parlamento britannico), mira ad un inquadramento diverso: non si tratterebbe più di un reato di furto ma di sequestro.

L’obiettivo del legislatore del Regno Unito è, infatti, quello di rispecchiare meglio il ruolo degli animali d’affezione nella società di oggi. Non più un semplice oggetto pari a qualsiasi altro oggetto mobile, ma un essere senziente.  

Dai dati del 2021 emerge che nel Regno Unito siano stati commessi più di 2.700 furti di animali d’affezione, soprattutto di cani. Si tratta di un fenomeno talmente diffuso che nella lingua inglese è comparso il termine “dognapping”, una variazione del termine “kidnapping”, che può essere tradotto come rapimento o sequestro di persona ma che modificato dal termine dog (cane) si traduce proprio in rapimento del cane. 

Ad oggi, il furto dell’animale rientra nel Theft Act 1968 e prevede, oltre ad una multa, la pena della reclusione fino ad un massimo di sette anni. Il nuovo disegno di legge prevederebbe, sempre oltre alla multa, la pena della reclusione fino ad un massimo di cinque anni. 

Secondo i sostenitori della proposta, la formulazione della nuova legislazione darebbe un maggior peso all’impatto emotivo conseguente al reato; impatto emotivo rispecchiato nella pena prevista. Inoltre, il “Pet Abduction Bill” creerebbe due reati diversi: il sequestro del gatto e il sequestro del cane. 

Dato che il benessere animale è una competenza devoluta al parlamento scozzese e gallese, questa legge si applicherebbe soltanto in Inghilterra e nell’Irlanda del Nord. Tanti parlamentari scozzesi e gallesi hanno, però, già dichiarato di voler approvare una legislazione simile.

Critici della proposta sottolineano che in realtà non si andrebbe a modificare molto l’assetto esistente: se anche si tratterà di un inquadramento diverso, le pene previste rimarrebbero simili se non leggermente inferiori rispetto a quelle previste nel Theft Act del 1968. La modifica, secondo loro, è soltanto simbolica e per questo non in grado di far fronte all’aumento dei furti, non avendo nessun effetto deterrente.

I sostenitori di questo disegno di legge invece celebrano la modifica, che sarà molto probabilmente approvata nelle prossime settimane, perché riflette il ruolo e l’importanza degli animali domestici nella società: veri e propri membri della famiglia.

Analizzando e facendo una comparazione degli sviluppi nelle legislazioni di vari ordinamenti, è innegabile che sia aumentata la sensibilità riguardo l’inquadramento giuridico degli animali d’affezione. Per adesso, i risvolti da un punto di vista pratico non sono molti ma sottolineano l’inizio di un percorso di cambiamento che potrebbe portare a un riconoscimento degli animali come esseri senzienti, anche al di fuori dell’ambito penale. 

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