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Rivista

Il parere dell’EFSA sugli allevamenti da pelliccia

L’analisi scientifica conferma l’incompatibilità degli allevamenti con il benessere animale e rafforza la richiesta di un divieto totale in Europa.

Ludovica Grella

17 min di lettura
Il parere dell’EFSA sugli allevamenti da pelliccia

L’Agenzia europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato a luglio di quest’anno un parere sul benessere degli animali sfruttati per la produzione di pellicce: visoni americani, volpi rosse e artiche, procioni e cincillà.

In particolare, il parere scientifico reso dall’Agenzia riguarda il benessere degli animali allevati per la produzione di pellicce nell’Unione Europea al fine di valutare se sia necessaria una legislazione specifica sull’allevamento di animali da pelliccia o se il loro allevamento debba essere gradualmente eliminato. Lo studio è stato condotto su commissione dell’Esecutivo di Bruxelles ed è finalizzato ad identificare gli aspetti di maggior rilievo per il benessere animale delle cinque specie più allevate in Europa e dei rischi prevalenti associati a ciascuna di esse. Gli esperti dell’EFSA hanno altresì avuto mandato a valutare se tali conseguenze (c.d. Welfare Consequences – WC) possano essere prevenute o attenuate sostanzialmente nelle attuali condizioni di allevamento o in altri sistemi di allevamento testati su campo.

La richiesta della Commissione fa seguito all’iniziativa “Fur Free Europe”, una petizione che ha raccolto più di un milione di firme di cittadine e cittadini, chiedendo di introdurre in tutta l’Unione il divieto di allevare animali da pelliccia e quello di venderne i prodotti derivati.

Le principali argomentazioni a sostegno del divieto di allevamento di pellicce e dei relativi prodotti, portate dall’iniziativa, sono altamente condivisibili e riguardano essenzialmente:

  • la non eticità delle pellicce: le complesse esigenze comportamentali delle specie animali considerate, come volpi e visoni, non possono essere certamente soddisfatte negli allevamenti;
  • la non sicurezza delle pellicce: l’allevamento degli animali c.d. “da pelliccia” presenta seri rischi
    per la salute degli animali umani e non, favorendo la proliferazione di epidemie (es. virus SARS- CoV-2);
  • la non sostenibilità delle pellicce: esse hanno un impatto ambientale significativo (la toelettatura, la pulizia, l’ammorbidimento, la stiratura e la tintura delle pellicce comportano l’uso di sostanze chimiche altamente tossiche) e rappresentano una grave minaccia per la biodiversità autoctona.

Il parere scientifico è diviso in due parti: la prima contiene la descrizione degli attuali sistemi e pratiche di allevamento per queste specie, la seconda contiene una valutazione dell’impatto che tali sistemi e pratiche hanno sul benessere delle specie considerate.

Attualmente, peraltro, non esiste una legislazione nell’UE specifica in materia di benessere degli animali che riguardi gli animali allevati per la produzione di pellicce, ma gli aspetti che la riguardano sono regolati dalla Direttiva 98/58/CE.

Con l’attuale sistema di allevamento l’EFSA si è dunque riferita agli allevamenti di pellicce presenti nel territorio dell’Unione Europea e che rientrano tutti nell’ambito dei protocolli e degli standard industriali noti come “Welfur”, “SagaFurs”, “FurMark”; si tratta delle cosiddette “certificazioni responsabili” ideate dalla stessa industria della pelliccia.

Di seguito, dunque, un’analisi di quello che l’EFSA ha evidenziato in relazione ad ogni specie di quegli animali che – purtroppo – sono ancora tenuti prigionieri per essere poi uccisi per un capo d’abbigliamento.

Visoni americani

I WC più rilevanti che sono stati evidenziati rispetto ai visoni americani sono: la limitazione del movimento, l’incapacità di eseguire comportamenti esplorativi o di foraggiamento, la sottostimolazione e/o l’iperstimolazione sensoriale, le lesioni dei tessuti molli e al tegumento e lo stress da manipolazione. La limitazione del movimento è correlata all’incapacità di eseguire comportamenti di gioco e ai problemi di riposo, a causa della: (i) superficie del pavimento, altezza della gabbia e complessità strutturale della gabbia insufficienti per consentire tipi di comportamenti attivi motivati, tra cui locomozione e gioco; (ii) materiale del pavimento inadeguato; (iii) nido con superficie del pavimento e/o dimensioni delle aperture troppo piccole, numero insufficiente di nidi; (iv) mancanza di acqua libera. In particolare, il parere ha rilevato che, a causa della superficie del pavimento limitata, dell’altezza delle gabbie sempre troppo piccole e della mancanza di complessità strutturale delle stesse, la limitazione del movimento non può essere prevenuta o sostanzialmente mitigata nel sistema attuale.

Le uniche soluzioni praticabili, secondo l’EFSA, punterebbero a tentare di ridurre lo stress correlato all’impossibilità di masticamento attraverso un sistema di distribuzione che favorisca posizioni di alimentazione naturali e la possibilità di scegliere tra risorse masticabili aggiuntive (es. ossa). Attualmente, infatti, le gabbie negli allevamenti da pelliccia ancora esistenti sono piccole, inadatte, tali da non consentire nemmen agli animali di girarsi, figuriamoci di esprimere tutti i loro comportamenti specie-specifici Le lesioni ai tessuti molli ed i danni al tegumento deriverebbero, invece, dalla presenza di più visoni in un’unica gabbia o recinto, quindi dal sovraffollamento, in quanto correlate ad aggressioni intraspecifiche da competizione. Gli animali si attaccano a vicenda a causa dello stress psico-fisico,provocandosi a vicenda gravi ferite.

Anche tale WC non può essere prevenuto, secondo il parere, nel sistema attuale; sarebbe solo possibile eventualmente una sostanziale mitigazione nel caso dei giovani allevati in coppie: sarebbe, insomma, al limite auspicabile avere coppie di sesso diverso in una sola gabbia, piuttosto che dello stesso sesso, per evitare la competizione. Gli animali soffrono altresì di stress da manipolazione, legato principalmente a: (i) manipolazione e contenimento durante le procedure di produzione; (ii) temperamento timoroso dei visoni; (iii) mancanza di abitudine al contatto con gli esseri umani. Per come la produzione è strutturata al momento, per l’EFSA non sarebbe possibile ridurre nemmeno questo tipo di stress. Potrebbe soltanto essere ridotto il numero di occasioni di manipolazione, utilizzando attrezzature appropriate quando avviene la manipolazione, formando adeguatamente gli addetti affinché abbiano le competenze adeguate, nonché riducendo lo stress associato al contatto umano, potenzialmente attraverso la selezione genetica degli animali con risposte meno timorose ed aggressive.

Attualmente gli animali vengono manipolati continuamente nell’industria delle pellicce: vengono confinati, spostati, gli vengono sottratti i cuccioli e per gli spostamenti e la riproduzione vengono manipolati anche con delle tenaglie, costretti alla riproduzione forzata dalla quale deriva un disturbo post traumatico da stress.

Volpi

Per le volpi rosse e le volpi artiche, i WC più rilevanti in entrambe le specie riguardano anche in questo caso la limitazione del movimento, l’incapacità di eseguire comportamenti esplorativi o di foraggiamento, la sottostimolazione o sovrastimolazione sensoriale e lo stress da manipolazione. La limitazione del movimento è correlata all’incapacità di eseguire comportamenti di gioco e all’incapacità di eseguire comportamenti esplorativi o di foraggiamento a causa della: (i) superficie del pavimento insufficiente per consentire tipi motivati ​​di comportamenti attivi, inclusi locomozione e gioco; (ii) altezza e strutture della gabbia insufficienti per facilitare il movimento in tre dimensioni; (iii) materiale del pavimento del tutto inadeguato. Le dimensioni delle gabbie nel sistema attuale limitano fortemente sia l’espressione qualitativa che quantitativa dei comportamenti attivi e della locomozione prolungata, oltre ad essere delle vere e proprie torture per gli arti degli animali, che infatti ne risultano fortemente danneggiati. Non a caso, secondo l’Agenzia, nemmeno questo WC può essere prevenuto o sostanzialmente mitigato nel sistema attuale.

Anche in questo caso, le maggiori criticità sono legate a: (i) mancanza di complessità fisica della gabbia; (ii) dimensioni limitate della gabbia (sia in orizzontale che in verticale); (iii) mancanza di arricchimento che fornisca stimoli per comportamenti di foraggiamento appetitivi e di consumo (iv) substrato della pavimentazione non adatto allo scavo. Per le volpi, si riscontra, inoltre, un problema relativo all’incapacità di masticazione, che potrebbe essere prevenuto soltanto con un cambiamento nel metodo di somministrazione del mangime. Si rileva altresì una iperstimolazione sensoriale con problemi di riposo e stress di gruppo causati da: (i) mancanza di un nido o di una struttura simile a una tana per il riposo e che funga da rifugio; (ii) mancanza di un luogo elevato per la sorveglianza e il riposo; (iii) disturbo da parte di animali vicini e di gruppi sovraffollati di animali. A causa delle dimensioni delle gabbie, che non consentono di correggere nessuno dei problemi elencati, neanche questo problema può essere prevenuto o sostanzialmente mitigato nel sistema attuale.

Anche nel caso delle volpi, poi, L’EFSA sottolinea uno stress da manipolazione, correlato all’incapacità di evitare comportamenti sessuali indesiderati da parte degli altri individui e ai problemi di riposo a causa di: (i) manipolazione e contenimento durante le procedure di produzione; (ii) temperamento timoroso; (iii) mancanza di abitudine agli esseri umani. Data la necessità di manipolazione e contenimento durante le procedure di produzione essenziali, tale WC non può essere prevenuto nel sistema attuale. Vengono altresì rilevati disturbi locomotori (inclusa la zoppia) sia nelle volpi artiche che nelle volpi rosse, dovuti a: (i) predisposizione genetica come effetto collaterale della selezione genetica per i tratti produttivi; (ii) gestione alimentare inappropriata (principalmente eccesso di energia che porta all’obesità e quindi a maggiore sofferenza fisica sulle gabbie inadatte); (iii) materiale del pavimento inadeguato.

L’EFSA suggerisce che fornire cure veterinarie appropriate agli animali colpiti mitigherebbe l’impatto, ma non affronterebbe le cause. Non è noto pertanto se questo WC possa essere prevenuto nel sistema attuale, essendo necessarie ulteriori ricerche sulle conseguenze dell’eventuale implementazione della selezione genetica contro i tratti indesiderati (ad esempio, piedi piegati) e i tratti associati che causano una crescita rapida e obesità, un’attenta gestione della condizione corporea e una dieta nutrizionalmente equilibrata, nel sistema attuale. Anche lo stress da gruppo è stato identificato come il più rilevante nelle volpi rosse, a causa di: (i) disturbo da parte di animali vicini; (ii) allevamento in gruppo, soprattutto dopo l’insorgenza della motivazione alla dispersione in autunno. Anche tale WC non può essere prevenuto nel sistema attuale a causa dell’eccessiva densità di animali in allevamento e all’interno delle gabbie di gruppo. Non è noto se sia possibile una sostanziale mitigazione negli animali adulti attraverso misure come la creazione di opportunità di isolamento visivo dagli individui vicini. A causa dello spazio limitato in gabbia, questo WC non può essere sostanzialmente mitigato nei giovani allevati nel sistema attuale.

Procioni

Per i procioni, nell’analisi dell’Agenzia, viene sottolineato che gli specifici bisogni comportamentali e motivazioni alla base del comportamento e del benessere sono estremamente limitati nel sistema attuale. I bisogni comportamentali più rilevanti nei procioni sono: limitazione del movimento, incapacità di eseguire comportamenti esplorativi o di foraggiamento, sottostimolazione sensoriale e/o sovrastimolazione, stress da isolamento e disturbi locomotori, inclusa la zoppia. La limitazione del movimento è sostanzialmente correlata all’impossibilità di mettere in atto comportamenti di gioco a causa di: (i) superficie del pavimento insufficiente per consentire tipi di comportamenti attivi motivati, tra cui locomozione e gioco; (ii) altezza e strutture della gabbia insufficienti per facilitare il movimento nelle tre dimensioni; (iii) materiale del pavimento (rete metallica) che limita la corretta deambulazione e altri movimenti; (iv) impossibilità di mantenere spazio tra gli animali e le feci; (v) impossibilità di installare latrine.

Anche per questo WC, a causa della superficie del pavimento limitata, dell’altezza della gabbia e della mancanza di complessità strutturale, la limitazione del movimento non può essere prevenuta o sostanzialmente mitigata nel sistema attuale. L’incapacità di eseguire comportamenti di foraggiamento o esplorativi è invece correlata all’incapacità di masticare e ai disturbi gastroenterici, dovuti a: (i) dimensioni limitate della gabbia e mancanza di complessità fisica (inclusa la mancanza di risorse che forniscano stimoli per comportamenti di foraggiamento esplorativi, appetitivi e di consumo); (ii) consistenza del mangime e metodo di somministrazione insufficienti per comportamenti di consumo, inclusa la masticazione; (iii) mangime inappropriato e non conforme ai requisiti dietetici. Le dimensioni delle gabbie nel sistema attuale limitano fortemente le dimensioni, la quantità e il tipo di risorse che possono essere fornite, impedendo così la possibilità di eseguire comportamenti di foraggiamento esplorativi. Per questo motivo, tali WC non possono essere prevenuti o sostanzialmente mitigati nel sistema attuale. L’EFSA sembra suggerire, a tal proposito, una modifica del metodo di alimentazione, abbandonando i piccoli vassoi posizionati all’esterno delle gabbie che costringono l’animale a mangiare attraverso la rete metallica e fornire mangimi che soddisfino i requisiti nutrizionali.

L’iperstimolazione sensoriale dei procioni, altro problema rilevante, è collegata ai problemi di gestione dello stress e di riposo, principalmente a causa di: (i) mancanza di un nido per il riposo e che funga da rifugio; (ii) presenza ravvicinata di feci proprie e di feci di animali vicini; (iii) manipolazione. Tale WC non può essere prevenuto, ma potrebbe essere sostanzialmente attenuato fornendo un’area di rifugio per tutto l’anno (ad esempio un nido), rimuovendo regolarmente il letame e riducendo al minimo il numero di occasioni di manipolazione (inclusa l’inseminazione artificiale), utilizzando metodi e attrezzature delicate ed appropriate, nonchè formando gli operatori affinché acquisiscano le competenze necessarie. Lo stress da isolamento è un’altra problematica rilevante per i procioni: per mitigare lo stress da isolamento, sarebbe necessario che gli animali non fossero tenuti in gabbie singole; a causa della mancanza di spazio nelle gabbie da riproduzione del sistema attuale, lo stress da isolamento non può essere prevenuto o sostanzialmente mitigato. Infine, L’EFSA sottolinea che i disturbi locomotori (inclusa la zoppia) sono correlati a piedi piegati e altri disturbi che possono influire sulla locomozione, causati da: (i) predisposizione genetica come effetto collaterale della selezione genetica per i tratti di produzione; (ii) gestione alimentare inappropriata, che non soddisfa i requisiti dietetici dei procioni e potenzialmente porta all’obesità; (iii) materiale del pavimento inadeguato. Non è noto se questa WC possa essere prevenuta o sostanzialmente mitigata nel sistema attuale; probabilmente, le misure di mitigazione proposte per le volpi potrebbero probabilmente essere applicate anche ai procioni. L’EFSA sottolinea, infine, che fornire cure veterinarie appropriate agli animali considerati mitigherebbe l’impatto, ma di certo non la causa dei WC.

Cincillà

Anche per i cincillà, i WC più rilevanti riguardano la limitazione del movimento, lo stress da predazione, l’incapacità di eseguire comportamenti esplorativi o di foraggiamento, la sottostimolazione e/o l’iperstimolazione sensoriale, l’incapacità di eseguire comportamenti di comfort e problemi di riposo. Anche in questo caso, le cause sono legate alla: (i) superficie del pavimento insufficiente per consentire tipi di comportamenti attivi motivati, (ii) altezza e strutture della gabbia insufficienti; (iii) materiale del pavimento inadeguato (che ostacola la locomozione a causa di lesioni a piedi e arti). A causa della superficie e dell’altezza limitate del pavimento delle gabbie, la limitazione del movimento non può essere prevenuta o sostanzialmente mitigata nel sistema attuale. L’EFSA sottolinea poi la presenza, nei cincillà allevati per le pellicce, di stress da predazione e stress da manipolazione a cui essi sono sottoposti, a causa di: (i) mancanza di riparo per nascondersi; (ii) ambiente di gabbia sterile; (iii) procedure di produzione che comportano manipolazione o stretto contatto con gli umani.

Poiché le procedure di produzione che comportano manipolazione sono intrinseche al sistema attuale, lo stress da predazione non può essere prevenuto o sostanzialmente mitigato. L’incapacità di eseguire comportamenti di foraggiamento o esplorativi causa poi i WC di incapacità di masticare e disturbi gastroenterici a causa della: (i) combinazione delle dimensioni della gabbie e la mancanza di complessità che non fornisce stimoli per comportamenti di foraggiamento esplorativi, appetitivi e di consumo; (ii) mancanza di consistenza del mangime per comportamenti di consumo; (iii) mangime inappropriato. A causa della combinazione delle dimensioni delle gabbie e della mancanza di complessità fisica delle stesse, tale WC non può essere prevenuto o sostanzialmente mitigato nel sistema attuale. Nel parere si suggerisce che un’azione efficace potrebbe essere la modifica della consistenza del mangime, fornendo materiali di arricchimento adatti alla rosicchiatura e fornendo mangimi di buona qualità nutrizionale e igienica. La sottostimolazione sensoriale in gabbia è, invece, correlata allo stress da isolamento e all’incapacità di mettere in atto comportamenti di gioco a causa della: (i) mancanza di complessità fisica della gabbia e di arricchimento; (ii) utilizzo di sistemi di alloggiamento singoli.

A causa della mancanza di complessità fisica della gabbia, nonché delle restrizioni di spazio, tali problematiche non possono essere prevenute o sostanzialmente mitigate nel sistema attuale. La soluzione proposta sarebbe quella di alloggiare coppie o gruppi di madri con cuccioli e giovani, ma nel caso degli adulti, lo stesso WC non può essere corretto nel sistema attuale perché lo spazio nella gabbia è insufficiente per ospitare coppie o adulti alloggiati in gruppo. Altra problematica: la sovrastimolazione sensoriale in gabbia. Tale WC deriva principalmente da: (i) mancanza di riparo; (ii) presenza di rumori avversi e imprevedibili; (iii) incapacità di sottrarsi al contatto sociale indesiderato con i compagni di gabbia. La sovrastimolazione sensoriale in gabbia non può essere prevenuta nel sistema attuale a causa dell’incapacità di prevenire ogni disturbo gabbia che consenta di trovare riparo per nascondersi e sottrarsi al contatto sociale indesiderato nelle gabbie di gruppo, e riducendo al minimo i rumori improvvisi e avversi e altri input sensoriali, invero molto disturbanti per i cincillà. L’incapacità di mettere in atto comportamenti di comfort deriva dalla mancanza o dall’accesso insufficiente al substrato per il bagno nella sabbia nel sistema attuale. Tale problematica potrebbe essere prevenuta nel sistema attuale fornendo un accesso permanente a una vasca con sabbia pulita e appropriata. I problemi di riposo nel sistema attuale derivano da: (i) mancanza di un’area di riposo adeguata; (ii) condizioni di illuminazione inadeguate; (iii) disturbi legati alle procedure di produzione. A causa delle necessarie procedure di produzione durante la giornata lavorativa, tale WC non può essere prevenuto, ma può essere sostanzialmente mitigato nel sistema attuale fornendo un’area di riposo chiusa (ad esempio, un riparo, un box o un tubo), piattaforme elevate, un modello di illuminazione diurna che consenta agli animali di mantenere i loro ritmi circadiani naturali e riducendo al minimo i rumori e la presenza umana.

Conclusioni

È evidente, soprattutto alla luce del parere scientifico reso dall’EFSA quanto l’attuale sistema di allevamento da pellicce sia assolutamente incompatibile con il benessere animale. Non che ciò fosse poco comprensibile prima dell’acquisizione scientifica del fatto che la prigionia nulla abbia a che fare con un concetto non welfaristico di “benessere animale”, ma quanto rilevato nel parere è adesso la prova che forse potrebbe permettere anche alle istituzioni di bannare definitivamente a
livello europeo l’allevamento e la vendita di pellicce.

Come abbiamo visto, nella maggior parte se non nella totalità dei casi, l’EFSA conclude che né la prevenzione né la mitigazione sostanziale dei WC rilevati sia effettivamente possibile nel sistema attuale di allevamento attuale, a meno di modifiche strutturali che sicuramente richiederebbero costi e tempi elevatissimi se non impossibili da attuare.

Le evidenze dell’EFSA sono già state verificate e confermate anche dai veterinari europei: la FVE, Federazione dei Veterinari Europei (che rappresenta le associazioni veterinarie di 38 paesi), ha partecipato alla consultazione indetta dalla Commissione UE nell’ambito dell’iter pre-legislativo producendo un documento a sostegno della assoluta necessità di vietare in UE l’allevamento e il commercio di pellicce; posizione ampiamente condivisa anche dalla Federazione Nazionale Ordine Veterinari Italiani (FNOVI).

È evidente, dunque, che ci troviamo ad un momento di presa di consapevolezza e, ci auguriamo, di svolta: l’allevamento di animali da pelliccia nell’Ue non è più finanziariamente sostenibile e il settore è già in declino economico. In tal senso, l’unica strada possibile a questo punto è quella di un divieto totale accompagnato da una transizione volta ad accompagnare gli ultimi allevatori verso nuove attività di riconversione.

Ai dati di fatto, la Commissione dovrà comunicare, entro marzo 2026, se ritiene opportuno dare seguito alle istanze della ICE “Fur Free Europe”, tenendo conto del parere dell’EFSA e dei risultati della propria consultazione, nonché del fatto che già molti Stati membri, tra cui l’Italia, hanno già vietato gli allevamenti di pellicce.

Attualmente, sono oltre 6 milioni gli animali ancora rinchiusi in quasi 1.200 allevamenti destinati alla produzione di pelliccia in tutta l’Unione Europea, in Paesi come Finlandia, Polonia, Danimarca, Spagna e Grecia. L’allevamento per la produzione di pelliccia è già vietato in 22 Paesi europei, tra cui 16 Stati membri dell’UE (tra gli ultimi ad aver introdotto il divieto figurano Estonia, Italia, Lettonia, Lituania e Romania).

Ci auguriamo che questo sia il futuro per un’Europa senza pellicce ma soprattutto per un’Europa di animali liberi da ogni gabbia.

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