Cani e gatti: l’UE approva il primo regolamento sul loro benessere

Un primo passo storico, che per la prima volta affronta il tema della selezione di razza spinta contro il benessere animale.

Per la prima volta nella sua storia, l’Unione Europea adotterà una normativa specifica per la protezione del benessere di cani e gatti. È stato infatti raggiunto l’accordo tra Consiglio e Parlamento sul testo definitivo del provvedimento, di cui vi avevamo già parlato. Affinché entri in vigore, manca solo il passo formale della doppia approvazione da entrambe le istituzioni. Con la successiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE, il regolamento sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati membri. Questo prossimo passo, soltanto formale, che fa quindi che il testo approvato

Si tratta di un risultato che attendevano da anni, che apre finalmente la strada a regole comuni per contrastare il traffico illegale, gestito da vere e proprie reti criminali, che contano su allevamenti intensivi nell’est Europa, da cui cuccioli, spesso nemmeno svezzati, vengono introdotti illecitamente in Italia e altri Paesi per alimentare il mercato opaco di cuccioli di razza. Questo nuovo strumento rappresenta quindi un progresso concreto nella direzione del contrasto di questo fenomeno.

Cosa cambia davvero

Il regolamento introduce due novità decisive.

Primo: identificazione e registrazione obbligatorie per tutti i cani e i gatti venduti nell’UE. Questo strumento renderà molto più difficile operare nell’illegalità e permetterà ai servizi veterinari e alle forze dell’ordine di individuare più rapidamente allevamenti non autorizzati o reti di traffico illecito.

Secondo: standard minimi di benessere nei luoghi di allevamento, mirati a superare l’attuale far west normativo che ha favorito l’espansione di allevamenti amatoriali senza alcuno standard e di grandi allevamenti intensivi di cuccioli. Solo le strutture con più di cinque cucciolate all’anno rientreranno però nell’obbligo di autorizzazione: un limite che rischia di lasciare ai margini una parte consistente del mercato.

Stop alla riproduzione di cani e gatti con caratteristiche estreme

Il vero punto di svolta riguarda la tutela degli animali selezionati per tratti fisici che compromettono la loro salute. Il tema è quello della selezione spinta per accentuate caratteristiche estreme, che comportano sofferenze evitabili per gli animali, come musi schiacciati, occhi sporgenti o pieghe cutanee eccessive.

A questo riguardo, il regolamento vieta la riproduzione e l’esposizione in eventi o competizioni di animali con caratteristiche considerate incompatibili con il loro benessere. Una scelta molto avanzata, che riconosce finalmente che la sofferenza non può essere normalizzata in nome dell’estetica.

In precedenza, ci sono alcuni timidi passi in avanti in alcuni Paesi ma il tema non è mai stato oggetto di un intervento simile e con un impatto così ampio prima d’ora.

Le criticità che restano

Accanto ai passi avanti, il regolamento contiene una lacuna che non può essere ignorata: esclude ampie categorie di animali, tra cui:

  • cani da caccia
  • cani da guardiania per il bestiame
  • cani e gatti presenti nelle aziende agricole.

Secondo le stime, questa esclusione lascia fuori circa 18 milioni di gatti e 2 milioni di cani. Animali che hanno le stesse capacità di soffrire e gli stessi bisogni etologici di quelli coperti dal regolamento, ma continueranno a non beneficiare di alcuna protezione specifica. Un’omissione che rischia di creare un doppio standard inaccettabile.

Un’opportunità mancata: gli altri animali da compagnia

Restano inoltre completamente esclusi gli altri animali comunemente detenuti come pet: piccoli mammiferi, uccelli, rettili e anfibi. L’UE avrebbe potuto cogliere l’occasione per introdurre una Positive List europea, uno strumento semplice e ormai diffuso in diversi Stati membri, che stabilisce quali specie possono essere detenute in base a criteri scientifici. Una misura che tutelerebbe gli animali, ridurrebbe il rischio di zoonosi e faciliterebbe il lavoro delle autorità.

L’importanza di questa riforma per l’Italia

L’approvazione del regolamento rappresenta una spinta politica importante. Dimostra che le istituzioni europee stanno finalmente ascoltando una richiesta che i cittadini esprimono da anni: proteggere gli animali non più come oggetti, ma come esseri senzienti.

Questo risultato renderà più efficace anche il lavoro delle associazioni in tutti gli Stati membri, Italia compresa. Con regole comuni su registrazione, tracciabilità e allevamento, sarà più semplice contrastare traffici e abusi che attraversano i confini europei.

Ora la responsabilità passa agli Stati membri: l’attuazione sarà decisiva. L’Italia dovrà assicurare controlli reali, sistemi informatici efficienti e sanzioni adeguate per chi viola le nuove norme.

Guardare avanti

L’auspicio è che questo primo passo convinca l’UE a procedere rapidamente con la revisione complessiva della legislazione sul benessere animale, già attesa da anni, e che apra la strada a strumenti più ambiziosi e inclusivi.

Animal Law Italia continuerà a impegnarsi perché nessun animale venga lasciato indietro.