SE AVESSERO UNA VOCE

I maltrattamenti subiti dai crostacei decapodi nei supermercati italiani

LA NOSTRA INDAGINE

Tra dicembre 2023 e maggio 2024, grazie al progetto SOS Crostacei abbiamo raccolto decine di segnalazioni di possibili maltrattamenti all’interno di punti vendita di diverse insegne di supermercati, ipermercati e cash&carry in cinque regioni (Lombardia, Piemonte, Lazio, Calabria e Friuli-Venezia Giulia). Le segnalazioni che includevano foto e video sono state vagliate da un biologo marino, un veterinario esperto in etologia e un avvocato.

In tutti i supermercati oggetto dell’indagine abbiamo rilevato pratiche dannose per il benessere dei crostacei, che possono causare loro grave sofferenza. In otto casi, abbiamo ritenuto di procedere a sporgere denuncia per maltrattamento di animali.

Grafico: incidenza numerica delle pratiche dannose rilevate durante l’indagine.

Nessuna tutela per questi animali

La scienza ha dimostrato che i crostacei decapodi sono esseri senzienti, capaci di sentire dolore e sofferenza; tuttavia, rimangono gli unici animali senzienti a poter essere venduti vivi al consumatore finale.

Inoltre, i crostacei vengono tenuti in vita per essere poi uccisi tramite bollitura: un metodo di uccisione che provoca dolore intenso e prolungato e che quindi non può più essere tollerato al giorno d’oggi.

Vietare la vendita di crostacei vivi

Alla luce della nostra indagine, emerge chiaramente che le esigenze etologiche e il benessere di queste creature marine non possono considerarsi adeguatamente tutelate all’interno di supermercati, ristoranti e pescherie.

Chiediamo quindi alla grande distribuzione di interrompere immediatamente la vendita di crostacei vivi: è arrivato il momento di superare questa pratica crudele, che porta a una morte cruenta.

UNA SOFFERENZA SILENZIOSA

Mantenimento fuori dall'acqua

Tutti i crostacei decapodi catturati per fini alimentari in Italia in natura non escono mai dall’acqua. Il mantenimento al di fuori dell’acqua comporta cambiamenti fisiologici significativi per questi animali, compromettendo notevolmente il loro benessere.

Mancanza di ripari ed esposizione a luce diretta

Nel loro ambiente naturale, astici, aragoste e granchi trascorrono la maggior parte del loro tempo nell’oscurità, generalmente sotto rocce o anfratti. Le vasche utilizzate nei supermercati sono spoglie e prive di ripari. Spesso, gli animali sono anche esposti a una forte illuminazione, pratica che danneggia gli occhi.

Convivenza forzata

La maggior parte dei crostacei decapodi sono animali solitari e territoriali: collocarli insieme ad altri individui va contro la loro natura. Nei supermercati, questi animali vengono spesso tenuti in acquari sovraffollati o esposti fuori dall’acqua, uno accanto all’altro,  pratiche dannose per il loro benessere.

Legatura delle chele di astici e granchi

Questa pratica servirebbe a prevenire danni reciproci tra gli animali e a garantire la sicurezza degli operatori. Tuttavia, la legatura prolungata può causare atrofia muscolare, interferire con l’alimentazione naturale e limitare i comportamenti di minaccia e difesa, indebolendo inoltre le chele stesse.

Digiuno forzato

I crostacei decapodi tenuti vivi nei supermercati di solito non vengono alimentati. Questo comporta un digiuno forzato, aumentando la condizione di stress ambientale.

Manipolazione impropria

La manipolazione di questi animali induce stress fisiologico e aumenta il rischio di lesioni e indebolimento quando ad esempio essi vengono gettati in contenitori o su superfici solide.

Mantenimento su ghiaccio

In natura, nessun crostaceo decapode tra quelli presenti nei supermercati si troverebbe a diretto contatto con ghiaccio. La condizione di torpore che induce il ghiaccio non è naturale.

Parametri dell'acqua inadeguati

Il livello dell’acqua potrebbe essere troppo basso, l’aerazione insufficiente e potrebbero esservi concentrazioni troppo elevate di ammoniaca, nitriti e nitrati.

Il report dell'indagine
Questo documento raccoglie e commenta approfonditamente le evidenze che abbiamo raccolto nel corso dell’indagine, con riferimento ai pareri scientifici prodotti dall’associazione e alla letteratura scientifica più recente disponibile.
Dalla parte dei crostacei

Con la campagna Dalla parte dei crostacei chiediamo norme specifiche per la tutela di questi animali, come già avvenuto in alcuni paesi, tra cui Austria, Norvegia e Svizzera.

LE CATENE CHE VENDONO CROSTACEI VIVI

Abbiamo individuato la presenza di crostacei vivi all'interno di punti vendita delle seguenti catene della grande distribuzione. Si tratta di una lista parziale, che integreremo a seguito di nuove segnalazioni.

LA NOSTRA DENUNCIA

Abbiamo denunciato per maltrattamento di animali (544 ter c.p.) e/o detenzione incompatibile produttiva di gravi sofferenze (727 c.p.) otto supermercati, a causa delle presunte gravi condizioni di sofferenza subita dagli animali. Le denunce sono rivolte ai responsabili del singolo punto vendita ma abbiamo chiesto di verificare anche le possibili responsabilità della direzione nazionale.

Queste iniziative legali mirano a spingere la grande distribuzione a interrompere la vendita di crostacei decapodi vivi, come del resto già accaduto in alcuni paesi, tra cui la Svizzera. Riteniamo che il benessere di questi animali non possa essere adeguatamente garantito in supermercati, ristoranti e pescherie.

A sostegno della nostra richiesta abbiamo consultato la letteratura scientifica in materia e prodotto internamente due pareri scientifici sulle principali problematiche che riguardano il benessere dei crostacei decapodi detenuti vivi per la vendita: la detenzione su ghiaccio (L. Fruscella L. e A. Passantino) e il mantenimento di aragoste e astici in acquari (L. Fruscella).

Pensi di aver assistito al maltrattamento di crostacei all'interno di un supermercato?

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