Oggi, 5 marzo 2026, si è tenuta presso la Corte di Giustizia dell’Unione europea a Lussemburgo l’udienza sul ricorso presentato dagli organizzatori della Iniziativa dei cittadini “End the Cage Age” contro la Commissione europea per la mancata proposta legislativa volta a vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti.
Animal Law Italia era presente a questo storico appuntamento, sia in aula sia all’esterno della Corte. Per ALI ha partecipato il presidente, avv. Alessandro Ricciuti, che ricopre anche il ruolo di chair dell’Animal Law Group di Eurogroup for Animals.
Perché questa udienza è storica
Si tratta di un’occasione senza precedenti. Per la prima volta, la Corte di Giustizia dell’UE è chiamata ad affrontare una questione giuridica centrale: quale valore ha l’impegno assunto dalla Commissione europea in risposta a un’Iniziativa dei cittadini europei? È un obbligo giuridicamente vincolante oppure una semplice dichiarazione d’intenti priva di conseguenze?
La risposta a questa domanda va ben oltre il caso specifico delle gabbie. Tocca alla radice il tema della partecipazione democratica nell’Unione europea e la credibilità stessa delle Iniziative dei cittadini europei come strumento di democrazia diretta. Se la Commissione può impegnarsi pubblicamente a legiferare in risposta alla voce di oltre un milione di cittadini e poi ignorare quell’impegno senza alcuna conseguenza, le Iniziative dei cittadini rischiano di ridursi a uno strumento formalmente previsto dai Trattati ma sostanzialmente svuotato di efficacia.
La Corte ha ora l’opportunità di chiarire questo punto di diritto e, con esso, di rafforzare, o indebolire, il legame tra le istituzioni europee e i cittadini che esse rappresentano.

Le origini del ricorso
Il ricorso nasce dall’Iniziativa dei cittadini europei End the Cage Age, sottoscritta da oltre 1,4 milioni di cittadine e cittadini e sostenuta da una coalizione di 170 associazioni coordinata da Compassion in World Farming. In risposta a questa mobilitazione, nel 2021 la Commissione europea si era impegnata a presentare entro il 2023 una proposta legislativa per vietare l’uso delle gabbie. Un impegno che l’esecutivo europeo ha finora disatteso, soprattutto a seguito delle pressioni dell’agribusiness.
In una lettera del febbraio 2024, la Commissione aveva dichiarato la propria volontà di proseguire in questo percorso. Da allora, tuttavia, il tema delle gabbie è sparito dal programma di lavoro della Commissione stessa, nonostante l’EFSA abbia reso pareri molto chiari circa la necessità di superare questa pratica crudele.
Il ricorso, presentato nel marzo 2024 dal Comitato dei cittadini promotore di End the Cage Age, rappresenta quindi un precedente fondamentale per la democrazia partecipata europea.
L’udienza
Nel corso dell’udienza, che è durata quasi quattroe ore, gli avvocati che rappresentano il Comitato dei cittadini e le tre associazioni ammesse in qualità di intervenienti — Eurogroup for Animals, Animal Equality e LAV — hanno presentato prove a sostegno della causa dei 300 milioni di animali ancora allevati in gabbia ogni anno nell’UE. Insieme hanno ribadito che la Commissione è tenuta, in virtù dell’impegno legalmente vincolante assunto nel 2021, a definire e presentare una tempistica chiara per le proposte di legge finalizzate al divieto delle gabbie in tutti gli allevamenti, e hanno chiesto accesso al dossier della Commissione sull’Iniziativa End the Cage Age.
I cinque giudici hanno dimostrato attenzione al tema, rivolgendo numerosi quesiti nei confronti del difensore della Commissione europea.

La mobilitazione fuori dalla Corte
All’esterno della Corte, attivisti per la protezione degli animali provenienti da tutta Europa si sono riuniti per lanciare un messaggio chiaro: è ora che la Commissione mantenga la promessa di presentare una proposta di legge per vietare l’uso delle gabbie. Tra le associazioni italiane presenti alla manifestazione, oltre ad Animal Law Italia, anche Animal Equality, CIWF Italia, LNDC Animal Protection e LAV.
La consultazione pubblica dell’UE dello scorso autunno ha confermato, ancora una volta, la volontà dei cittadini europei: la quasi totalità delle oltre 190.000 persone partecipanti ha dichiarato che è “importante” o “molto importante” eliminare gradualmente le gabbie per tutte le specie. Anche il mondo imprenditoriale si sta muovendo nella stessa direzione, con il 54% e il 46% delle aziende che si sono dichiarate favorevoli all’eliminazione delle gabbie rispettivamente per galline e scrofe.
Il ruolo di Animal Law Italia
Animal Law Italia è impegnata nella tutela giuridica degli animali a livello europeo, ed è anche parte della coalizione italiana End the Cage Age, al cui interno contribuisce attivamente al lavoro legale e di advocacy per mettere fine alla sofferenza degli oltre 300 milioni di animali che ogni anno vengono ancora allevati in gabbia in Europa.
La crudeltà delle gabbie è un fatto riconosciuto scientificamente, anche dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che nei suoi ultimi pareri ha raccomandato di non utilizzare più le gabbie per galline ovaiole, scrofe, quaglie e anatre. Le gabbie devono essere relegate all’unico posto che spetta loro: i libri di storia.
Il nostro impegno non si fermerà fin quando ogni gabbia non sarà vuota.
