Maltrattamenti all’Università Magna Graecia di Catanzaro: aperta l’udienza preliminare

Eravamo in aula per costituirci parte civile in questo processo che può cambiare il futuro della ricerca sugli animali in Italia.

Venerdì 28 novembre si è aperta davanti al GUP del Tribunale di Catanzaro l’udienza preliminare del procedimento penale relativo ai fatti emersi nell’ambito dell’indagine nota come “Grecale”, che aveva squarciato il velo su una presunta associazione a delinquere radicata all’interno dell’Università Magna Graecia, finalizzata non solo alla truffa aggravata ai danni dello Stato, ma anche al sistematico maltrattamento di esseri viventi all’interno dei laboratori di ricerca.

Non ci troviamo di fronte a un mero caso di malpractice amministrativa o a isolati episodi di negligenza. La portata delle accuse, il numero degli imputati – ventisette tra docenti, ricercatori, dirigenti veterinari e personale tecnico – e la natura sistemica delle violazioni contestate configurano questo processo come un’occasione storica. Per la prima volta con tale magnitudo, il sistema della ricerca pubblica italiana è chiamato a rispondere penalmente delle modalità con cui “produce” scienza attraverso l’uso di animali, mettendo in discussione l’intero apparato di controlli che, sulla carta, dovrebbe garantire il benessere animale e l’integrità dei dati scientifici.

Animal Law Italia, presente in aula con la ferma determinazione di costituirsi parte civile, ha assistito a un avvio procedurale che ha smentito i timori di lungaggini burocratiche tipiche dei maxi-processi italiani. Nonostante l’altissimo numero di imputati e di parti coinvolte, infatti, non sono emersi vizi formali nelle notifiche: questo ha consentito ad ALI, già riconosciuta come parte offesa dal Pubblico Ministero nella fase delle indagini, di depositare regolarmente la propria costituzione di parte civile.

ALI è assistita dall’avv. Francesca Romana Dresda, che ringraziamo per la competenza e la disponibilità con cui sta seguendo il caso. All’udienza era presente anche l’avv. Alessandro Ricciuti, presidente di Animal Law Italia, a conferma dell’impegno diretto dell’associazione in un processo che riteniamo di rilevanza nazionale.

Le prossime tappe del procedimento

Il giudice ha già calendarizzato le prossime udienze, la prima delle quali si svolgerà il 17 dicembre 2025 e sarà dedicata all’esame delle costituzioni di parte civile, per stabilire quali associazioni resteranno nel processo. Ulteriori udienze sono state fissate tra gennaio e febbraio 2026.

Salvo rinvii, entro la metà di febbraio dovrebbe chiudersi la fase dell’udienza preliminare, con le decisioni sull’ammissione delle parti civili e sulle eventuali richieste di riti alternativi da parte degli imputati (giudizio abbreviato, sospensione del processo con messa alla prova, patteggiamento).

In quella sede sarà quindi definita la posizione dei singoli imputati e, auspicabilmente, tracciato il perimetro del successivo eventuale dibattimento.

Mentre i riti alternativi garantiscono una chiusura rapida e una condanna (nel caso di abbreviato o patteggiamento), il giudizio ordinario è la sede dove si costruisce la “verità storica”. È nel dibattimento che ALI (se ammessa parte civile) potrà interrogare i testimoni, i consulenti tecnici e mettere sotto esame non solo i singoli, ma il “sistema” che ha permesso gli abusi.

Intendiamo chiamare in causa le Istituzioni

Animal Law Italia ha già anticipato che, una volta ammessa come parte civile, chiederà la citazione quali responsabili civili di Ministero della Salute, Ministero dell’Università e della Ricerca, Università Magna Graecia di Catanzaro e ASP di Catanzaro.

Si tratta di un passaggio cruciale: in un caso che tocca direttamente il funzionamento degli organismi preposti al benessere animale e dei controlli pubblici, riteniamo indispensabile accertare non solo le responsabilità dei singoli, ma anche quelle delle istituzioni che avrebbero dovuto prevenire e impedire condotte come quelle contestate.

Questo processo non riguarda solo ciò che è accaduto negli stabulari di Catanzaro, ma il modo in cui la ricerca pubblica italiana gestisce il benessere degli animali utilizzati nei laboratori, i controlli interni e il rispetto delle norme.

Un’occasione storica per la giustizia e per gli animali nei laboratori

Per Animal Law Italia questa udienza preliminare rappresenta un’occasione storica per fare piena luce su anni di presunte violazioni gravi delle norme sul benessere animale ma anche e soprattutto per affermare, anche nelle aule di giustizia, che la tutela degli animali utilizzati nella sperimentazione non è una parentesi marginale, ma un obbligo giuridico preciso. Questo processo rappresenta l’occasione per ribadire che la ricerca non può trasformarsi in un’area franca dove tutto è consentito in nome di una presunta “scienza” sganciata da etica, legge e controlli.

«Come associazione – dichiara l’avv. Alessandro Ricciuti, presidente di ALI – siamo determinati a fare tutto il possibile perché vengano accertate le responsabilità, sia penali sia civili. Ci aspettiamo che questo processo mandi un messaggio chiaro: non è più tollerabile chiudere gli occhi di fronte a maltrattamenti sistematici e violazioni delle regole nei laboratori pubblici.»

La posizione di OSA: “Così non è ricerca scientifica”

Alla vicenda guarda con grande preoccupazione anche OSA – Oltre la Sperimentazione Animale ETS, associazione scientifica che riunisce medici, ricercatori e professionisti della salute.

La presidente, dott.ssa Maria Concetta Digiacomo, sottolinea come il caso “Grecale” ponga interrogativi profondi proprio sulla qualità della ricerca:

«Come associazione scientifica ci chiediamo dove sia, in tutto questo, la Scienza. È inaccettabile che pratiche così degradanti vengano presentate come ricerca scientifica utile alla salute. La ricerca non può e non deve essere associata a contesti di maltrattamento, opacità e omertà. È tempo di abbandonare un paradigma centrato sul modello animale e investire in metodologie avanzate, etiche e realmente rilevanti per la biologia umana.»

Le parole di OSA ricordano che questo processo non è solo un capitolo di giustizia penale, ma anche un banco di prova per il futuro della ricerca biomedica: continuare a tollerare contesti in cui il benessere animale è sistematicamente calpestato significa anche minare la credibilità scientifica delle istituzioni coinvolte.

Continueremo a esserci

Animal Law Italia, se ammessa come parte civile, continuerà a seguire udienza per udienza lo sviluppo del procedimento, chiedendo con fermezza l’accertamento delle responsabilità e una condanna giusta per i fatti che saranno ritenuti provati.

Proseguiremo questa attività anche fuori dall’aula, informando l’opinione pubblica e ricordando che gli animali nei laboratori non sono strumenti sacrificabili, ma esseri senzienti titolari di interessi che la legge già oggi impone di proteggere.

Questa vicenda può e deve diventare un punto di svolta: per la giustizia, per la trasparenza della ricerca pubblica e per tutti gli animali che, ancora oggi, soffrono dietro le porte chiuse dei laboratori.