L’inchiesta “Febbre alta” di Giulia Innocenzi, trasmessa da Report (Rai 3) il 10 febbraio 2026, ha mostrato immagini che non avremmo mai voluto vedere. In un allevamento di Ceresara (Mantova), la gestione dell’emergenza sanitaria per l’influenza aviaria si è trasformata in un teatro di crudeltà superflua e violazioni sistemiche.
Una palese violazione dei protocolli
Secondo quanto documentato, circa 400 anatre sopravvissute alla prima fase di gassificazione sono state uccise brutalmente a bastonate, calci e lanci. Queste pratiche, oltre a essere di una violenza inaudita, sono totalmente estranee ai metodi di abbattimento autorizzati.
La normativa europea e nazionale applicabile è chiara: il Regolamento (CE) n. 1099/2009 impone che, in caso di inefficacia dello stordimento iniziale, vengano applicati immediatamente metodi alternativi (come la dislocazione cervicale meccanica o manuale) eseguiti da personale formato, per assicurare la morte nel minor tempo possibile.
Le immagini mostrano invece un totale spregio di queste regole, con animali colpiti ripetutamente mentre erano ancora pienamente coscienti.
Criticità strutturali
L’inchiesta solleva dubbi inquietanti sulla gestione complessiva dei fondi pubblici: la cooperativa coinvolta (che già era coinvolta nella gestione delle soppressione per peste suina a Pavia, oggetto di una nostra precedente denuncia) avrebbe incassato oltre 13 milioni di euro tra il 2020 e il 2025 per la gestione dell’emergenza. È fondamentale verificare se quanto visto a Ceresara sia un episodio isolato o una prassi consolidata dettata dalla pressione operativa e dalla mancanza di formazione del personale.
Chiediamo di fare piena luce sull’accaduto
Animal Law Italia ETS ha chiesto alla Procura di acquisire il materiale audiovisivo integrale della redazione di Report, identificare i responsabili diretti e i supervisori presenti e verificare la regolarità dei protocolli di biosicurezza e la reale formazione degli operatori.
Con la nostra denuncia, chiediamo che venga accertata la responsabilità penale per il reato di Maltrattamento di Animali (art. 544 ter c.p.).
La nostra azione non punta il dito solo contro gli operatori materiali della cooperativa incaricata, ma anche verso i veterinari pubblici supervisori, che avevano l’obbligo di coordinare e intervenire per correggere violenze o imprevisti. La presenza di un veterinario pubblico mentre 400 anatre venivano uccise a bastonate configura, a nostro avviso, una gravissima responsabilità per omesso controllo.
Non permetteremo che la necessità sanitaria diventi un paravento per la crudeltà gratuita. Continueremo a monitorare il caso e, nell’ipotesi di un processo, ci costituiremo parte civile per tutelare la dignità di questi animali e il rispetto delle leggi.