Nella vetrina di un ristorante qualsiasi, in una città qualsiasi vengono esposti in bella vista branzini, orate, gamberi, astici e granchi. Chi passa sul marciapiede viene attirato dall’esposizione con giudizi altalenanti che vanno dal “sono cadaveri di poveri animali” al “certo che qui il pesce è proprio fresco”, ma dopo un attimo il passante, fino a poco prima abbastanza distratto, vede nella vetrina un movimento, quasi impercettibile. Cerca di mettere a fuoco bene e si accorge che, in effetti, quell’astice adagiato sul ghiaccio con le chele legate è ancora vivo, si muove. Quello che non sa, ancora, l’ignaro passante è che quell’astice, prima di finire in quella vetrina di un ristorante qualsiasi, di una città qualsiasi è partito da molto, molto lontano. Esattamente dai fondali dell’oceano Atlantico, da quelle acque profonde che bagnano le coste del Maine, uno degli Stati americani dove è stato pescato ben otto giorni prima.
“Ma come otto giorni prima? Come fa a essere ancora vivo?” si chiederebbe l’ignaro passante, se avesse conoscenza di questa informazione. Da questa domanda, dall’essenza di questa domanda, parte la costruzione della coalizione “Dalla parte dei crostacei”.
I crostacei hanno infatti una grande resilienza e possono vivere fuori dall’acqua per periodi più o meno lunghi, perché hanno la capacità di sintetizzare l’ossigeno dall’aria circostante se tenuti in condizioni di umidità elevata, a temperatura controllata. Così, viaggiando per via area possono arrivare sulle tavole che stanno dall’altra parte del globo, da una qualsiasi altra parte del globo. Agonizzando per giorni, perché stiamo parlando di creature marine che vivono nelle profondità di mari e oceani e non vengono allevate, ma arrivano solo da attività di pesca.
I crostacei decapodi, come l’astice protagonista di questa storia, sono esseri viventi che la scienza ha stabilito essere creature senzienti, in grado di percepire dolore e stimoli negativi dalle condizioni avverse che sono costretti a subire. In sintesi, “soffrono” durante questi viaggi e ancor più se vengono esposti conservandoli direttamente sul ghiaccio. Una sofferenza che può essere evitata sia non consumandoli che facendo viaggiare i corpi di animali abbattuti sul luogo di pesca e questo è l’obiettivo finale che vuole raggiungere la coalizione “Dalla parte dei crostacei”.
La legge li considera prima cibo e poi esseri viventi e per questo possono subire questi viaggi che abbiamo raccontato, ma ci sono sofferenze che possono essere evitate, come detenerli a diretto contatto con il ghiaccio e con le chele legate, come è stato confermato da una sentenza della Corte di Cassazione del 2017 che ha condannato un ristoratore per maltrattamento. Quindi, il nostro passante, cosa potrebbe fare per evitare questa sofferenza? Dovrebbe chiamare la Polizia Locale chiedendogli di intervenire sanzionando il responsabile anche perché, oramai, molti regolamenti comunali vietano l’esposizione di crostacei vivi sul ghiaccio. Non passare oltre, non far finta di nulla perché dalla tua sensibilità dipende la fine di una consuetudine che è inaccettabile: non si devono più vendere crostacei vivi. Condividere il sito della coalizione “Dalla parte dei crostacei” e diffondere il materiale che abbiamo realizzato sui social aiuterà a far crescere la sensibilità e l’informazione. Per cambiare, alcune volte, può bastare un click!
