Nel maggio del 2024, la Costa Rica è diventata la prima nazione al mondo a chiudere ed eliminare definitivamente tutti gli zoo pubblici statali. La misura rappresenta l’atto finale di un percorso legislativo e culturale iniziato, oltre un decennio prima, con la riforma della legge sulla conservazione della fauna selvatica.
Il quadro normativo: la Legge n. 9106/2012
Nel dicembre del 2012, la Costa Rica ha approvato una svolta storica riformando la Ley de Vida Silvestre (Legge n. 9106/2012, che ha modificato la precedente Legge n. 7317 del 1992). È stata la prima legge di questo tipo in America Latina nata da un’iniziativa popolare, supportata da decine di migliaia di firme di cittadini.
La riforma ha stabilito norme stringenti per la tutela della biodiversità:
Stop alla caccia sportiva e ricreativa: vietata qualsiasi forma di caccia o pesca di animali selvatici per intrattenimento o trofeo (Art. 14, comma a).
Divieto di detenzione domestica e commercio: proibiti la cattura, la vendita e il possesso di animali selvatici autoctoni come animali da compagnia (Art. 14, comma d).
Consolidamento del SINAC: rafforzamento del Sistema Nacional de Áreas de Conservación per il controllo dei territori e l’inasprimento delle sanzioni penali contro il bracconaggio.
Messa al bando delle gabbie espositive: divieto di tenere la fauna selvatica in gabbia per soli fini espositivi o commerciali nelle strutture statali.
Undici anni di battaglie legali e l’operazione “Atardecer”
Sebbene la legge del 2012 avesse previsto la chiusura degli zoo statali già entro il 2014, l’attuazione è stata bloccata per un decennio a causa di continui ricorsi giudiziari. I due parchi pubblici interessati — lo Zoo Simón Bolívar (nel centro di San José, attivo dal 1921) e il Centro di Conservazione di Santa Ana — erano gestiti in concessione dalla fondazione privata FundaZoo. Nel 2013, a seguito di un cavillo contrattuale, la concessione si era prorogata automaticamente di altri 10 anni, congelando l’applicazione della legge.
Il 10 maggio 2024, alla scadenza trentennale del contratto, il Ministero dell’Ambiente e dell’Energia (MINAE) ha rifiutato ufficialmente qualsiasi rinnovo. Il governo ha fatto scattare l'”Operazione Atardecer (Operazione Tramonto): un coordinamento straordinario che ha visto impegnati oltre 100 esperti tra veterinari, biologi, agenti del SINAC e forze dell’ordine per prendere in custodia le strutture e gli animali. «Siamo diventati un Paese senza zoo statali, con una visione orientata esclusivamente verso santuari e centri di recupero», ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente, Franz Tatenbach.
Quanto al numero di animali liberati dagli zoo, ad oggi sono oltre 300. Nel 2024, ad esempio, varie specie sono state trasferite nei santuari o rifugi, come coccodrilli, bradipi, giaguari e scimmie ragno.
Quanto agli zoo dismessi, come ad esempio lo Zoo Simón Bolívar (circa 2,5 ettari nel centro della capitale) il governo ha confermato che non ci sarà alcuna speculazione edilizia, ma che in corso il progetto per trasformare l’ex Zoo Simón Bolívar in un giardino botanico e parco urbano ad accesso libero, integrato nella rete dei corridoi biologici cittadini per favorire la flora locale e la fauna urbana (uccelli, insetti impollinatori e piccoli rettili).
Per concludere, è bene ricordare, di nuovo, che la chiusura ha riguardato esclusivamente le strutture di proprietà statale.
Tuttavia, la chiusura dei parchi pubblici ha segnato una svolta culturale profonda: l’opinione pubblica e il MINAE esercitano oggi controlli molto più severi su tutte le strutture private, incentivandole a riconvertirsi progressivamente in veri centri di soccorso.



