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Rivista

Wikie e Keijo: la fine dei delfinari è già iniziata, la transizione dalla cattività no

Gabriele Sindona

9 min di lettura

La tragica storia delle orche Wikie e Keijo, che sta coinvolgendo associazioni animaliste e giuristi di Spagna e Francia, trae origine dalla chiusura del Marineland di Antibes, storico parco marino della Costa Azzurra, per decenni tra i principali centri europei dedicati all’esposizione e allo sfruttamento di cetacei in cattività. Wikie, femmina adulta nata nel 2001, e Keijo, suo figlio nato nel 2013, appartengono a una linea genealogica di orche cresciute in ambiente artificiale e utilizzate per anni in spettacoli acquatici destinati al pubblico.

La progressiva entrata in vigore della legge francese del 2021 contro il maltrattamento animale (Loi n° 2021-1539 du 30 novembre 2021 visant à lutter contre la maltraitance animale et conforter le lien entre les animaux et les hommes), che ha, fra le altre cose, vietato gli spettacoli con cetacei sul territorio nazionale, ha determinato la cessazione delle attività del parco nel Gennaio 2025.

Tale intervento normativo comunque si inserisce nel più ampio processo di revisione critica della cattività dei mammiferi marini a fini ricreativi che ha interessato numerosi ordinamenti europei negli ultimi anni. Alla base della riforma vi è il crescente riconoscimento, anche in ambito scientifico, della particolare complessità cognitiva e sociale delle orche e degli altri cetacei, considerati, da una parte sempre più ampia della dottrina, incompatibili con forme permanenti di detenzione in ambienti artificiali.

Il testo di legge tuttavia ha lasciato colpevolmente irrisolta la questione relativa al destino degli animali che, al tempo della promulgazione della norma, erano ospitati sia nelle strutture come il Marineland che in tutti gli altri circhi e parchi del paese, nei quali si esibivano e venivano detenuti.

La chiusura del Marineland di Antibes ha infatti evidenziato uno dei principali limiti delle recenti normative animaliste europee: l’assenza di una disciplina organica relativa agli animali già detenuti in cattività al momento dell’abolizione degli spettacoli.

Il legislatore francese ha infatti regolato il divieto futuro senza predisporre un sistema chiaro e che tenesse conto del cosiddetto best interest animale, per la ricollocazione degli esemplari presenti nelle strutture interessate.

Le due orche infatti, madre e figlio, sono detenute tutt’ora all’interno del parco già chiuso da oltre un anno, mentre le autorità francesi valutano differenti ipotesi di trasferimento. La prima ipotesi di trasferire le orche in Giappone nel parco Kamogawa Sea World o al Kobe Suma SeaWorld è stata abbandonata perché considerata poco coerente con la legge francese, che mira invece a porre fine agli spettacoli con cetacei ed aspramente criticata dalle ONG, che temevano una semplice prosecuzione della cattività in strutture a fini espositivi.

Parallelamente, il Whale Sanctuary Project aveva proposto l’inserimento degli animali in un santuario marino semi-naturale in Canada, prospettando una soluzione ritenuta maggiormente coerente con lo spirito della normativa francese e con l’evoluzione contemporanea del diritto animale.

Occorre tuttavia rilevare che anche l’alternativa rappresentata dal Whale Sanctuary Project è stata oggetto di critiche. Sebbene il santuario previsto a Port Hilford, in Nuova Scozia, venga da tempo indicato come una possibile soluzione per i cetacei provenienti dalla cattività, la struttura non risulta a tutt’oggi operativa, e non ha finora accolto alcun animale. Il progetto infatti è ancora in fase di sviluppo e richiede il completamento di infrastrutture complesse, oltre al rilascio delle necessarie autorizzazioni ambientali e amministrative di cui non dispone. Queste circostanze hanno alimentato dubbi sulla effettiva capacità del santuario di offrire una soluzione concreta al problema.

È doveroso però fare una distinzione tra santuari naturali e santuari destinati ad animali provenienti dalla cattività. I primi consistono in aree marine già esistenti e protette, in cui i cetacei vivono in libertà in ecosistemi non artificiali, come la Penisola Valdés in Argentina, il Parco Marino Francisco Coloane in Cile o il Santuario Pelagos nel Mediterraneo. I secondi sono invece strutture appositamente create per ospitare
animali provenienti da delfinari e acquari, ambienti caratterizzati dal totale stato di cattività che rende complessa la transizione, a volte mai completamente possibile, allo stato semi brado.

Questi ultimi purtroppo sono ancora oggi estremamente rari. Tra i pochi operativi vi sono il progetto SEA LIFE Trust in Islanda per i beluga, l’Uma Lumba in Indonesia e lo Jonian Dolphin Conservation in Italia per i delfini.

Il tema del ambientamento climatico di Wikie e Keijo, inoltre, è stato oggetto di accesi dibattiti nella comunità scientifica, in particolare con riferimento alle differenze termiche tra le acque canadesi e l’ambiente mediterraneo in cui i cetacei sono nati e cresciuti. Tali obiezioni evidenziano possibili difficoltà di acclimatazione alle basse temperature, soprattutto per individui nati e mantenuti in cattività, pur dovendosi rilevare che le orche presentano in generale un’elevata capacità di adattamento a differenti habitat marini, sicché il dato climatico non può essere assunto come criterio esclusivo né come automatica preclusione.

In ogni caso, anche a prescindere dal profilo climatico, vengono in rilievo rischi veterinari specifici connessi al trasferimento di cetacei allevati per lungo tempo in ambiente artificiale, tra cui immunodepressione, dipendenza dalla gestione umana, possibili problematiche dermatologiche o metaboliche e una generale vulnerabilità derivante da decenni di cattività.

Nel caso di Wikie e Keijo le autorità francesi hanno successivamente modificato il proprio orientamento, ritenendo giustamente che il progetto canadese allo stato attuale non offrisse garanzie operative sufficientemente rapide. Tuttavia il progressivo deterioramento delle strutture del Marineland e l’assenza di un santuario già pienamente operativo hanno favorito l’ipotesi del trasferimento verso Tenerife, precisamente al Loro Parque, struttura spagnola che continua a ospitare spettacoli con cetacei, ironicamente quindi al pari della prima soluzione paventata, ovvero il trasferimento in Giappone.

Tale ulteriore arretramento di posizione ha suscitato, come prevedibile, nuove aspre critiche da parte delle organizzazioni animaliste, le quali contestano che una situazione emergenziale non possa giustificare una soluzione incompatibile con la finalità perseguita dalla normativa francese, ovvero il divieto di sfruttamento dei cetacei. Il trasferimento infatti determinerebbe una sostanziale contraddizione e quindi una decisione totalmente incoerente rispetto alla ratio stessa della legge francese: animali sottratti formalmente alla cattività, finalizzata allo sfruttamento espositivo e riproduttivo, verrebbero infatti collocati in un contesto identico (ma in un paese diverso) nel quale vengono praticate sia la riproduzione che l’intrattenimento stesso!

Fra le associazioni che si stanno battendo per una soluzione che tenga conto in primo luogo del benessere dei cetacei, la Captain Paul Watson Foundation e Sea Shepherd France sono le più attive, avendo richiamato l’attenzione sull’argomento già a partire dalla chiusura del Marineland nel gennaio 2025. In particolare, nel corso del 2026 Paul Watson, tra le figure più influenti dell’attivismo per la tutela degli
oceani, ha rivolto diverse lettere aperte alle autorità francesi, sollecitando l’adozione di misure urgenti per evitare il trasferimento degli animali verso ulteriori strutture di cattività sullo stampo dell’ex parco acquatico di Antibes.

Al contempo, Sea Shepherd France ha portato avanti diverse campagne di pubblicità e attività di advocacy istituzionale finalizzate a contestare le opzioni di trasferimento verso parchi marini operativi, chiedendo soluzioni alternative compatibili con il superamento progressivo del tradizionale modello di parco acquatico. Le perplessità espresse dalle organizzazioni animaliste non si limitano tuttavia ai soli profili astrattamente normativi, ma investono anche la concreta storia gestionale del Loro Parque.

Diversi report internazionali diffusi negli ultimi anni da associazioni impegnate nella tutela dei cetacei, hanno richiamato l’attenzione sul numero di decessi verificatisi all’interno della struttura canaria e sulle condizioni complessive degli impianti destinati alle orche. Secondo tali ricostruzioni, uno degli elementi
centrali della controversia riguarderebbe proprio la capacità strutturale del parco di accogliere ulteriori esemplari senza compromettere gli standard minimi di benessere animale richiesti dalla normativa europea e spagnola. I legali della Captain Paul Watson Foundation infatti sostengono che le valutazioni
tecniche espresse dall’autorità scientifica spagnola nell’ambito della procedura CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) avrebbero già evidenziato in passato criticità relative allo spazio disponibile, alla profondità delle vasche e al volume complessivo delle strutture destinate ai cetacei. La controversia assume pertanto una dimensione che trascende il singolo procedimento autorizzativo, investendo direttamente il tema dell’idoneità stessa delle infrastrutture europee destinate alla detenzione permanente di grandi mammiferi marini. Nel 2025 infatti, l’autorità scientifica spagnola competente, avrebbe già formalmente negato il rilascio del permesso necessario al trasferimento delle due orche francesi, ritenendo le strutture del Loro Parque non idonee, come detto prima, ad accogliere ulteriori esemplari.

Loro Parque invece avrebbe contestato il diniego sostenendo di non avere mai avuto pieno accesso alla relazione tecnica sulla quale l’autorità scientifica aveva fondato la propria decisione. L’eventuale accertamento da parte dei legali del parco acquatico spagnolo di vizi procedurali, potrebbe quindi produrre conseguenze giuridicamente rilevanti sull’efficacia del diniego in questione. Proprio questo scenario viene oggi considerato con particolare preoccupazione dalle associazioni che si stanno battendo sul piano legale per le orche di Marineland, le quali, a ragion veduta, temono che un possibile annullamento del provvedimento per motivi formali, possa determinare una sorta di “vuoto autorizzativo”, aprendo quindi
definitivamente la strada al trasferimento degli animali, eludendo così di fatto le precedenti valutazioni tecniche di esito negativo. Il caso di Wiki e Keijo evidenzia pertanto uno degli aspetti più delicati del moderno diritto animale: il progressivo intreccio tra tutela sostanziale del benessere animale e garanzie procedurali proprie del diritto. Il destino delle due orche in questo caso sembra dipendere non soltanto da valutazioni scientifiche ed etiche, ma ovviamente anche da valutazioni di tipo legale.

In questo senso, la vicenda delle due orche francesi potrebbe rappresentare un precedente destinato a incidere profondamente sul futuro assetto regolatorio europeo relativo ai cetacei in cattività. La decisione finale delle autorità spagnole e l’eventuale evoluzione del contenzioso amministrativo potrebbero infatti contribuire a definire nuovi standard interpretativi in materia di benessere animale, delimitando
con maggiore precisione il rapporto tra libertà economica delle strutture zoologiche, obblighi internazionali di conservazione e tutela effettiva degli animali detenuti in cattività.

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