Il 12 agosto scorso, a Cuneo, una donna ubriaca è tornata a casa e, non trovando le chiavi di casa, ha sfondato la porta a colpi di spallate. Nel mentre, il suo cagnolino, di piccola taglia, spaventato evidentemente dai rumori, abbaiava in continuazione. La donna, una volta entrata, ha afferrato il cagnolino e l’ha gettato dal balcone.
L’animale, purtroppo, è morto sul colpo anche perché si trovava al secondo piano. La donna è stata denunciata dal vicino, ma non solo. La LNDC Animal Protection ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica per uccisione di animale reato che, alla luce dell’inasprimento delle pene entrato in vigore lo scorso 1° luglio, può comportare fino a 4 anni di reclusione e sessanta mila euro di multa.
Dinamica simile è accaduta anche a Triste, dove una donna di 65 anni, residente nella zona e in cura presso i servizi di salute mentale, è stata denunciata dai Carabinieri con l’accusa di maltrattamento di animali dopo aver gettato, dalla finestra, il proprio cane di piccola taglia. L’animale è stato rinvenuto ormai senza vita sul marciapiede.
Quali sono le pene previste? Stando alle ricostruzioni fatte, entrambe le donne rischiano la condanna per maltrattamento e per il reato di uccisione di animali. In riferimento al reato di maltrattamento, a seguito della riforma Brambilla è ora prevista la pena della reclusione da 6 mesi fino a 2 anni comminata, sempre e non più in alternativa, una sanzione pecuniaria che parte da 5 mila euro fino ad un massimo di 30 mila euro.
Quanto al reato di uccisione di animali, la pena prevista va dai 6 mesi ai 3 anni con la comminazione della pena pecuniaria dai cinque mila ai trenta mila euro. Nei casi più gravi, la pena può raggiungere i 4 anni di reclusione. Per una lettura completa della riforma Brambilla si rinvia ad un articolo presente sulla nostra rivista che spiega le novità introdotte con anche dei suggerimenti per interventi futuri.
Ora la giustizia e le indagini faranno il loro corso, ma è innegabile che sono stati due atti gravi che hanno causato la morte di poveri animali e meritano giustizia, a maggior ragione della nuova riforma che, per quanto migliorabile poteva essere, è il frutto di una crescente sensibilità delle persone per gli animali. Purtroppo la violenza e il maltrattamento verso gli animali continua ad essere persistente nel nostro Stato e, per quanto riguarda i cani, giova ricordare che episodi del genere sono quotidiani.
Si pensi, ad esempio, a ciò che è accaduto quest’estate a Giugliano in Campania dove, un povero cane di 3 anni è morto, dopo due giorni di stenti e sotto al sole, perché legato ad una cyclette e lasciato in cortile mentre la proprietaria era vacanza.
Ben vengano riforme che aumentano la tutela e inaspriscono le pene, ma occorre anche un cambiamento di mentalità ed una maggior sensibilità delle persone. Magari appositi corsi, spot pubblicitari, eventi scolastici e incontri con gli addetti ai lavori (es. veterinari, volontari dei canili, avvocati etc.) possono senz’altro contribuire ad una maggior consapevolezza delle norme, ma soprattutto del benessere animale.





