Quando si parla di allevamenti intensivi e importazioni, l’attenzione pubblica si concentra quasi esclusivamente sulla carne. Tuttavia, esiste un canale commerciale massiccio e molto meno trasparente: quello delle pelli bovine.
Si tratta di una materia prima essenziale per i settori della moda, dell’arredamento e dell’automotive, che raramente vengono associati al tema del benessere animale, nonostante una pelle bovina possa esistere, nella maggior parte dei casi, solo a seguito della macellazione.
Un mandato chiaro dai cittadini
Questa mancanza di trasparenza si scontra con la volontà dei consumatori europei. Secondo l’Eurobarometro 2023, l’84% dei cittadini dell’UE ritiene che l’attuale sistema debba cambiare, imponendo requisiti rigorosi affinché i prodotti importati rispettino gli standard di benessere animale europei. I cittadini non vogliono che i loro consumi, anche quelli non alimentari, incrementino modelli crudeli oltre i confini dell’Unione
I numeri del mercato:
Secondo il report di Eurogroup for animal Stop Cruel Imports ci sono milioni di animali “invisibili”, infatti, i volumi delle importazioni di pelli da paesi con standard critici sono imponenti e, in alcuni casi, superano in volume le importazioni di carne bovina.
Solo nel 2024, i dati mostrano flussi enormi verso l’UE:
- Dal Brasile si importano 87.652.337 kg di pelli, che corrispondono ad una stima di 2,9–3,5 milioni di bovini.
- Dal Paraguay si importano 19.277.914 kg di pelli, ovvero circa 0,64–0,77 milioni di bovini.


È fondamentale chiarire che non esiste un circuito di allevamento indipendente per le pelli: la Commissione Europea e la FAO confermano che esse sono sottoprodotti (by-products e secondary products) della filiera della carne e del latte. Ogni pelle importata rappresenta quindi un animale che ha vissuto e che è stato macellato all’interno di quel sistema produttivo.
Il paradosso dei “Feedlots” e delle politiche UE
Il problema centrale risiede nelle condizioni di vita di questi animali, spesso rinchiusi nei feedlots (recinti di ingrasso intensivo).
In questi spazi ristretti, i bovini soffrono di stress e malattie respiratorie, che rappresentano la prima causa di mortalità.
Paradossalmente, alcune politiche dell’UE incentivano questo sistema:
- Quote tariffarie: Il contingente UE per la “carne senza ormoni” richiede una dieta specifica a base di cereali, realizzabile quasi esclusivamente nei feedlots. Paesi come l’Argentina e l’Uruguay sono stati così spinti a sviluppare questi sistemi intensivi per accedere al mercato europeo.
- Regolamento Deforestazione: Esiste il rischio che i produttori sudamericani si spostino ulteriormente verso i feedlots per evitare i controlli legati al pascolo estensivo, cercando così di nascondere l’origine degli animali.
Un disastro ambientale e sanitario
I feedlots non sono solo un grosso problema per il benessere degli animali, ma anche una minaccia per l’ambiente. Producono enormi quantità di rifiuti tossici (batteri resistenti agli antibiotici, metalli pesanti, ammoniaca) che contaminano le acque superficiali, causando la morte della vita acquatica e la creazione di “zone morte” nelle aree costiere.
Oltre le promesse: la necessità di standard legali
Mentre molte grandi aziende multinazionali, come JBS, dichiarano impegni volontari per il benessere animale, la realtà è spesso diversa.
Documenti recenti indicano che tali obiettivi vengono talvolta descritti dai vertici aziendali come semplici “aspirazioni” piuttosto che impegni vincolanti.
L’UE ha però uno strumento legale potente: può limitare queste importazioni appellandosi alla “morale pubblica” presso l’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio).
Infatti, un sistema di sola etichettatura non sarebbe sufficiente, poiché i prodotti importati finiscono spesso in filiere trasformate dove il consumatore perde ogni possibilità di controllo e, quindi, di scelta consapevole.
Conclusione
Garantire che le pelli bovine importate rispettino gli standard UE non è solo una questione tecnica, ma un atto di coerenza etica e di trasparenza verso l’84% dei cittadini che lo richiede.
L’attuale mercato delle pelli bovine è come una porta sul retro di un ristorante di lusso: mentre i clienti controllano attentamente l’etichetta del piatto che hanno davanti, dalla porta posteriore entrano tonnellate di scarti di un sistema crudele che nessuno vede, ma che tutti, inconsapevolmente, continuano a finanziare.
Per questo è importantissimo tenere alta l’attenzione sull’accordo tra l’UE ed i paesi dell’area Mercosur e firmare la petizione che abbiamo lanciato e che ha già raccolto migliaia di firme.




