Animal Law Italia lancia “Pescato in Rete!”, la nuova campagna con cui l’associazione scende in campo contro i maltrattamenti animali diffusi online. Tre gli obiettivi concreti:
- denunciare alla magistratura chiunque si renda responsabile di maltrattamenti su animali pubblicando online foto e video delle proprie azioni, spesso con totale inconsapevolezza delle conseguenze penali o nella convinzione di essere al sicuro da esse;
- far rimuovere i profili social che sfruttano immagini e video di maltrattamenti per ottenere like, condivisioni o pubblicizzare attività commerciali;
- ottenere regole più stringenti, che impediscano la diffusione di questi contenuti e consentano di censurare più rapidamente ogni violazione.
Un problema sottostimato
Dopo mesi di monitoraggio sistematico dei contenuti condivisi sui principali social network, ci siamo trovati di fronte a un dato allarmante: un numero impressionante di video di maltrattamenti circola liberamente in rete. Nella grande maggioranza dei casi, nonostante le azioni lesive documentate, questi contenuti non attivano i filtri antiviolenza delle piattaforme.
Un fenomeno particolarmente evidente è emerso in relazione alla campagna “Dalla parte dei crostacei”: in rete proliferano ristoranti, pescherie e punti vendita che si pubblicizzano sui social mostrando granchi, astici e aragoste vivi trattati senza alcun riguardo. Momenti di pura crudeltà, creati appositamente per generare contenuti virali.
Il nostro team legale è già in azione
ALI ha avviato una perlustrazione digitale capillare della rete, raccogliendo un consistente archivio di prove e avviando azioni penali nei confronti di chi si è reso responsabile di comportamenti riconducibili al reato di maltrattamento di animali. D’ora in poi, chi pubblica questi contenuti dovrà fare i conti con le conseguenze economiche e legali delle proprie scelte: sanzioni penali, spese processuali, danni di immagine e chiusura dei profili social.
«Ogni video di maltrattamento che circola in rete senza conseguenze manda un messaggio sbagliato: che si può fare del male agli animali impunemente e che il dolore altrui può diventare intrattenimento. Con “Pescato in Rete!” diciamo basta: chi pubblica questi contenuti risponderà delle proprie azioni davanti alla legge.»
Alessandro Ricciuti, Presidente di Animal Law Italia
Chiediamo alle piattaforme regole più stringenti
Con questa campagna ci rivolgiamo anche direttamente alle piattaforme, chiedendo loro di rivedere le proprie policy in senso più rigoroso. I social network non possono continuare a essere strumenti attraverso cui si monetizzano i maltrattamenti sugli animali: è necessario che agiscano con maggiore responsabilità e tempestività nella rimozione di questi contenuti.
Supporta questa campagna
Sostienici, condividi questa campagna e aiutaci a fare in modo che i social network diventino un luogo sicuro per tutti gli animali. Insieme possiamo far sparire questi contenuti dalla rete.
