Il volume – una raccolta di saggi giuridici curata da Caterina Murgo – si distingue nel panorama editoriale per un merito raro e prezioso: offre una ricognizione sistematica, organica e aggiornata delle fonti e dei nodi interpretativi del diritto degli animali. Non è una rassegna sterile di norme, ma una vera bussola per orientarsi in un’area ormai centrale e in rapida evoluzione.
Il filo rosso dell’opera è il passaggio – culturale prima ancora che giuridico – dell’animale da “res” a essere senziente meritevole di una tutela diretta, anche nella dimensione costituzionale e sovranazionale.
Più in dettaglio, i nuclei tematici più forti sono i seguenti:
- Orizzonte costituzionale e comparato.
Il saggio di Angioletta Sperti apre lo sguardo oltre i confini nazionali e mette al centro la domanda chiave: la tutela dell’animale può fondarsi su un interesse proprio e non solo sul sentimento umano? Particolarmente stimolante, anche in chiave ALI, il tema della rappresentanza in giudizio e dei modelli di tutela effettiva. - Diritto privato e quotidianità della convivenza.
Caterina Murgo e Stefano Pardini affrontano le sfide “di tutti i giorni”: contratti, responsabilità civile e dinamiche condominiali. È una parte utile perché mostra come la convivenza interspecifica non sia un tema etico astratto, ma un insieme di regole concrete che incidono sul benessere dell’animale e sulla tenuta dei rapporti sociali. - Pubblica amministrazione e dimensione penale.
Molto rilevante l’approfondimento di Valentina Giomi sul ruolo della PA, spesso percepita come muro burocratico e qui invece letta come possibile garante di un declinando interesse pubblico al benessere animale. La sezione penale di Emma Venafro è tra le più attuali: l’analisi della Legge 6 giugno 2025, n. 82 (e della riforma del Titolo IX-bis) è un passaggio tecnico imprescindibile per chi lavora su denunce, procedimenti penali e strategie di tutela. La riforma va nella direzione di elevare l’interesse dell’animale a bene giuridico in sé, come mostra già la scelta simbolica (e non solo simbolica) di rinominare il Titolo IX-bis come “Dei delitti contro gli animali”, in sostituzione dell’originario “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”. Non più quindi un diritto penale che tutela indirettamente l’uomo “offeso” dalla crudeltà, ma un impianto che riconosce l’animale come destinatario autonomo di protezione. - Benessere oltre i codici.
Il volume ha il pregio di non restare confinato nelle norme: il contributo di Chiara Mariti e Carmen Borrelli richiama i presupposti bio-psico-sociali della relazione con gli animali e ricorda perché il diritto fatica (giustamente) a rincorrere questa trasformazione.
Questo testo è sicuramente un “must-read” per diverse ragioni.
Innanzitutto, in un settore del diritto spesso frammentato, riesce a cucire insieme fili diversi — civile, penale, amministrativo e scientifico — e a offrirne un quadro di sintesi esaustivo. È uno strumento prezioso per avvocati, magistrati, studenti e attivisti, perché unisce chiarezza espositiva e rigore delle fonti. Non solo: grazie all’uso di un linguaggio tecnico ma comunque semplice è un’opera che parla a chiunque desideri comprendere come il nostro sistema giuridico stia evolvendo per riflettere una nuova sensibilità etica.
E soprattutto non si ferma a fotografare il presente: interroga il diritto sulle questioni ancora aperte (dai test sugli animali nella ricerca scientifica alla tutela più elevata riconosciuta a categorie “super-protette”, i.e. gli animali d’affezione), suggerendo una direzione di marcia: un ordinamento che, finalmente, inizia a prendere sul serio gli animali come soggetti di interesse giuridico.
