Nuove polemiche sullo Zoosafari di Fasano

La struttura, già contestata per detenere orsi polari in un clima inadatto, è tornata sotto i riflettori per aver nascosto per sei mesi la morte del gorilla-mascotte.
ALI
Avv. Alessandro Ricciuti

Lo Zoosafari di Fasano (BR) è il secondo zoo più grande d’Europa. Il fiore all’occhiello della struttura, raggiungibile in pochi minuti dalla superstrada che collega Bari al Salento, è la sezione safari. Si tratta di un percorso asfaltato che si snoda per alcuni chilometri lungo le pendici della Selva di Fasano, dove si possono vedere da vicino centinaia di animali di numerose specie esotiche, tra cui leoni, tigri, elefanti, giraffe, zebre e altre specie tipiche delle savane africane.

Per come viene pubblicizzata, l’esperienza per i visitatori — che percorrono l’intero percorso in auto, senza poter scendere dal veicolo — consisterebbe nell’osservare gli animali in un ambiente che dovrebbe ricreare il loro habitat naturale. Nella realtà, i visitatori vengono assaltati da animali oramai abituati alla presenza dell’uomo, tanto che gli erbivori si avvicinano ai finestrini in cerca di cibo e si lasciano docilmente accarezzare, mentre i felini sono guardati a vista per prevenire incidenti.

In estate poi è facile che la strada diventi un lungo serpentone di auto ferme in coda, con tanto di gas di scarico, clacson e manovre azzardate per superare le auto ferme, i cui occupanti sono intenti a scattare selfie con il lama per i social. Un’esperienza quindi tutt’altro che edificante e autentica, anche perché il paesaggio, costellato di ulivi, poco ha a che fare con le savane africane.

Oltre al safari, in questo zoo ci sono anche ampie sezioni che espongono animali in gabbia, come in tutti gli zoo. Nelle scorse settimane, le polemiche sullo Zoosafari si sono riaccese quando è stata resa nota la morte del gorilla Riù, anche noto come il “gorilla triste”. Riù è morto all’età di 54 anni lo scorso gennaio, ma la notizia è stata resa pubblica dalla direzione della struttura solo a luglio, dopo che un visitatore, insospettito dalla sua continua assenza, aveva posto domande sui social. Nel frattempo, sembra che i gadget di Riù fossero ancora in vendita nelle botteghe all’interno del parco, come se nulla fosse successo.

Riù deteneva il titolo di gorilla più anziano d’Italia e la sua morte è stata attribuita a problemi cardiaci. La sua storia ha avuto inizio nel 1975 in Kenya, dove venne catturato dal suo habitat naturale e successivamente acquistato dal circo Medrano. Nel 1994, Riù arrivò allo Zoosafari di Fasano, dove ha poi vissuto per il resto della sua vita.

La notizia della morte di Riù ha riaperto la discussione sulle questioni etiche riguardo la cattività degli animali esotici. Numerose petizioni, tra cui una che aveva raccolto oltre 50.000 firme, avevano chiesto la sua liberazione per permettergli di tornare nel suo ambiente naturale in Africa. Tuttavia, Riù era oramai troppo anziano per essere trasferito in natura o in un’altra struttura.

Di recente, si sono anche riaccese le polemiche sulle condizioni di detenzione degli orsi polari a Fasano, costretti a vivere in condizioni climatiche inadatte, che nulla hanno a che fare con quelle del loro habitat naturale. Più volte è stato segnalato il disagio di questi animali, costretti a sopravvivere in condizioni agli antipodi rispetto a quelle a cui sono abituati in natura. Negli ultimi anni, in Puglia si registrano puntualmente ondate di calore che superano i 40 gradi. Questo si traduce inevitabilmente in condizioni di stress e malessere per questi animali, che si sono evoluti per resistere alle rigide temperature delle regioni artiche, dove la temperatura invernale può toccare i -69°C e in estate non sale mai sopra lo zero.

La struttura ha risposto alle critiche esponendo un pannello informativo nel quale si parla di “acclimatazione” e si cita uno studio scientifico che non risulta disponibile online, dal titolo tendenzioso “Orsi bianchi mediterranei: un caso isolato di adattamento o acclimatazione?”. Le immagini e le testimonianze raccolte anche da noi di Animal Law Italia negli anni evidenziano orsi che mostrano segni di disagio fisico e psicologico. Nel 2020 avevamo scritto al primo firmatario di questo presunto studio, senza ricevere alcuna risposta.

Ci è stato riferito che gli addetti lancino delle angurie agli orsi, raccontano che sono in buone condizioni, enfatizzando la presenza di una piscina climatizzata. Non stentiamo a credere che si sia tentato di ovviare alle critiche, mettendo una pezza. Tuttavia, la visione di insieme restituisce una realtà tutt’altro che allegra: così come il lupo perde il pelo ma non il vizio, molti zoo hanno spesso solo cambiato nome, camuffandosi dietro il titolo pomposo di parco faunistico. Così facendo, strutture pensate per intrattenere il pubblico umano si sono rifatte l’immagine, promuovendosi quali luoghi dediti alla conservazione e all’educazione anche se di fatto restano soltanto delle attività commerciali nate per produrre utili sullo sfruttamento di animali, senza troppo badare realmente al loro benessere.

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