Perché l’Italia non riesce a liberarsi dei circhi con animali?

Lo Stato ha versato 8 milioni di euro quest'anno per sostenere un settore che punta ancora sullo sfruttamento degli animali.
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Avv. Alessandro Ricciuti

La presenza di animali nei circhi è una questione che suscita dibattiti e controversie. Anche grazie alle pressioni delle organizzazioni per i diritti degli animali, il pubblico sta maturando una crescente consapevolezza della necessità di vietare una forma di intrattenimento considerata retrograda ed eticamente indifendibile, anche in considerazione della posizione netta della scienza contro questi spettacoli. Inoltre, all’interno dell’Unione europea si sono registrati 478 incidenti causati da animali nei circhi dal 1995 al 2019, con il maggior numero di casi in Germania, Francia e Italia.

Tuttavia, in Italia l’argomento non trova spazio tra le priorità della politica, nonostante l’esempio virtuoso di oltre 50 Paesi nel mondo (numerosi dei quali in Europa) che hanno vietato o fortemente limitato l’utilizzo di animali nei circhi. Quali sono le motivazioni dietro questo ritardo?

Prima di tutto, dobbiamo dire che nel 2017 anche l’Italia si era data per legge l’obiettivo del “graduale superamento” dell’utilizzo di animali nei circhi. Tecnicamente si trattava di una legge-delega, con la quale cioè il Parlamento demandava al Governo la «revisione delle disposizioni nei settori delle attività circensi e degli spettacoli viaggianti, specificamente finalizzata al graduale superamento dell’utilizzo degli animali nello svolgimento delle stesse». Questa norma era priva di un’efficacia diretta e richiedeva l’attuazione governativa per produrre effetti concreti. Tuttavia, il termine per adottare i decreti attuativi, che scadeva a fine 2018, non è stato rispettato, facendo decadere la delega e quindi sfumare un’occasione storica per il progresso della tutela animale in Italia.

Nel luglio 2022 si è riprovata la strada della legge-delega, prevedendo questa volta un termine di nove mesi per l’attuazione, poi prorogato di 15 mesi. Il nuovo termine scadrà il 18 agosto 2024 e al momento il Governo non ha interesse a procedere con l’emanazione di norme che rendano finalmente concreto il superamento dei circhi con animali, allineando l’Italia con gli Stati più progressisti sul tema dei diritti animali.

Con la nostra petizione chiediamo al Ministero della Cultura e al Governo di non perdere questa occasione storica, assecondando l’evoluzione della società anziché regalare qualche altro anno di vita a una categoria che dimostra di non sapersi rinnovare. Ogni anno vengono erogati milioni di euro per sostenere il circo con animali, attraverso il Fondo Unico per lo Spettacolo (8 milioni di euro sono stati destinati al settore circense nel 2024). Fintanto che dipenderà da queste laute elargizioni pubbliche, il settore non ha alcun incentivo ad innovarsi, superando l’uso degli animali. I fondi che attualmente consentono al settore di sopravvivere dovrebbero invece essere destinati esclusivamente – o almeno prioritariamente — al sostegno del circo basato sulle abilità umane. In questo modo, il settore si troverebbe costretto a cambiare strada, eliminando l’uso degli animali. Noi crediamo infatti che la tradizione del circo italiano possa essere pienamente valorizzata se agli animali si sostituiscono gli atleti umani, come già avviene in altre parti del mondo. Per questo, chiediamo che venga vietato del tutto l’utilizzo di animali di ogni specie, incluse quelle domestiche.

Per quanto riguarda gli animali selvatici, chiediamo che venga introdotto un divieto immediato di riproduzione e di acquisto di nuovi animali. Un risultato già possibile alla luce della disciplina introdotta con il decreto legislativo n. 135 del 2022, che ha previsto l’emanazione entro il 27 marzo 2023 (termine non rispettato) di un decreto ministeriale contenente la cosiddetta “lista negativa” che amplierà il numero di specie già vietate, dai primati ai grandi felini come tigri e leoni, ad altri grandi mammiferi come elefanti, e poi insetti, rettili e anfibi velenosi, urticanti, tossici, «tutte specie che costituiscano pericolo per la salute e per l’incolumità pubblica o per la biodiversità nonché gli ibridi tra esemplari delle predette specie e di altre specie selvatiche o forme domestiche e le loro successive generazioni». Appena il Governo emanerà la lista negativa, circhi e mostre faunistiche viaggianti potranno soltanto continuare a utilizzare esclusivamente gli animali che già possiedono, obbligando i circensi a rivedere i propri spettacoli nell’ottica dell’inevitabile eliminazione di tutti gli animali.

Chiediamo inoltre che i fondi del Fondo Unico per lo Spettacolo siano ripartiti prioritariamente ai circhi senza animali e soltanto per l’eccedenza a quelli che ancora detengono animali. Qualora attuata, questa misura agevolerebbe una rapida transizione verso un circo senza animali, senza ulteriori aggravi sulle finanze pubbliche.

Un circo senza animali è il futuro. Questo traguardo inevitabile può essere raggiunto senza mettere in crisi il settore e senza costringere lo Stato a versare fondi per il ricollocamento immediato degli animali. Non ci sono quindi davvero più scusanti per non intervenire.

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