ESSERI SENZIENTI, NON OGGETTI

Chiediamo di riconoscere gli animali come parte della famiglia

Ad oggi gli animali sono considerati “oggetti” dalla legge italiana. Questo significa che, ad esempio:

  • se qualcuno causa la morte del nostro compagno animale, il risarcimento che ci spetterà non terrà conto dei sentimenti che ci legavano ma sarà pari al “valore residuo” di mercato dell’animale;
  • nelle cause di separazione, il giudice deve assegnare l’animale al coniuge che risulta proprietario, senza poter tenere conto della relazione che si è creata con l’altro partner e con i figli;
  • dopo la nostra morte, non possiamo essere certi del destino dell’amico con cui abbiamo condiviso la vita, perché le norme sulle successioni non lo prendono in considerazione.
 
Questi sono solo alcuni esempi delle tante possibili ingiustizie che possono verificarsi ogni giorno e che rendono evidente perché è importante che gli animali siano finalmente considerati “esseri senzienti” nel codice civile.

Questa richiesta è parte della campagna con la quale chiediamo di rendere concreta la tutela degli animali inserita nell’art. 9 della Costituzione. Cambiare le leggi affinché tengano il passo con i cambiamenti culturali e sociali, anche per quanto riguarda il rispetto che dobbiamo agli animali, è oggi un vero e proprio dovere del Parlamento.

  1. INTEGRARE IL CODICE CIVILE
    Gli animali devono essere riconosciuti e trattati come “esseri senzienti” e non più come oggetti.
  2. MODIFICARE IL CODICE PENALE
    Gli animali meritano giustizia: è necessario elevare le pene, riducendo le vie di fuga per chi uccide e maltratta.
  3. SUPERARE L’USO DEGLI ANIMALI NEI CIRCHI
    L’Italia recepisca al più presto le posizioni della scienza, seguendo gli esempi virtuosi dal resto del mondo.
  4. RICONOSCERE I RIFUGI PER ANIMALI SALVATI
    I rifugi rappresentano l’opposto degli allevamenti e necessitano di una disciplina normativa specifica.
  5. UN GARANTE NAZIONALE PER I DIRITTI ANIMALI
    Una figura necessaria per un’efficace coordinamento e attuazione delle norme su tutto il territorio nazionale.

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Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente del Senato
Al Presidente della Camera dei deputati

La scienza, la bioetica, la normativa europea e quella di diversi ordinamenti nazionali riconoscono da anni la speciale natura degli animali non umani come esseri senzienti. L’articolo 9 della nostra Costituzione delega al legislatore di individuare i modi e le forme di tutela degli animali. È urgente attuare questa disposizione, ripensando la normativa ad oggi non più adeguata, riconoscendo pienamente che gli animali sono esseri senzienti, non oggetti.

Chiediamo il completamento della riforma del codice civile, adeguando le norme in tema di risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, disciplinando l’affido dell’animale in caso di separazione e introducendo una specifica disciplina nell’ambito delle successioni.

Chiediamo un’efficace revisione del codice penale, che riconosca gli animali come vittime, inasprendo le sanzioni e assicurandone l’effettiva applicazione, limitando la possibilità che gli autori dei maltrattamenti restino impuniti

Chiediamo l’istituzione di un garante nazionale dei diritti degli animali, in grado di favorire il coordinamento dell’azione di governo e di vigilare sull’applicazione della normativa nazionale ed europea a tutela degli animali.

Chiediamo che il Governo dia attuazione alla delega ricevuta dal Parlamento per garantire il graduale superamento dell’utilizzo nei circhi entro agosto 2023.

Chiediamo, infine, il riconoscimento dei rifugi per animali salvati, ad oggi erroneamente equiparati dalla legge agli allevamenti di animali utilizzati a scopo di produzione alimentare.

PERCHÉ È NECESSARIO
INTEGRARE IL CODICE CIVILE

COSA CHIEDIAMO

1) Affidamento in caso di crisi di coppia
Occorre innanzitutto prevedere un regime di affido dell’animale da affezione in caso di crisi di coppia, considerando sia gli interessi di coloro che hanno a cuore l’animale, sia gli interessi etologici dell’animale stesso, a prescindere dal titolo di proprietà. Uno dei due coniugi o dei figli potrebbe infatti aver sviluppato un legame più forte con l’animale, pur non essendo formalmente proprietario dello stesso (ad es. il padre acquista e intesta il cane, che però viene accudito principalmente dalla moglie e dai figli). Attualmente i giudici non hanno il potere di decidere l’affidamento degli animali in caso di separazione giudiziale: questo produce ingiustizie evidenti, con effetti devastanti sulle persone coinvolte e sugli stessi animali, che diventano loro malgrado strumenti per produrre ricatti, mortificazioni e sofferenza per l’altro coniuge e per i figli. Per spezzare tutto questo è necessario che i giudici possano stabilire l’affidamento dell’animale, come avviene per i figli, introducendo una disciplina che nelle decisioni sul futuro degli animali in caso di separazione consenta al giudice di tenere conto dell’interesse dei coniugi e della prole, nonché del benessere dell’animale stesso, a prescindere dal titolo astratto di proprietà.

La perdita di un animale d’affezione può essere vissuta come la perdita di un membro della famiglia e causare un grande dolore alle persone che lo hanno accudito. Se la causa è dovuta a un errore o disattenzione altrui, come nelle frequenti ipotesi di aggressioni da parte di altri cani, le attuali regole non consentono di compensare la sofferenza attribuendo un valore economico al dolore. Poiché gli animali sono equiparati agli oggetti inanimati, il risarcimento resta infatti ancorato alla logica del valore economico dell’animale. Questo parametro non soltanto non include il dolore del proprietario ma spesso si traduce in una assenza di risarcimento, non essendo possibile attribuire un valore economico ad animali meticci o di razza anziani.

Alcuni giudici hanno ovviato a questo inconveniente prevedendo la risarcibilità del danno da perdita dell’animale d’affezione ma si tratta di una costruzione giurisprudenziale, che non si basa sulle norme attuali ma sulla “buona volontà” di singoli giudici, che rendendosi conto dell’assenza di tutela per i cittadini, hanno cercato di trovare una soluzione. L’assenza di una norma specifica però mina la certezza del diritto e si traduce in una incognita per i cittadini, poiché ogni giudice è libero di accogliere o meno la domanda di risarcimento.

Occorre intervenire in materia successoria, disciplinando i lasciti in favore di animali e prevedere delle norme per garantire ai nostri compagni di vita una vita dignitosa anche a seguito della nostra morte. Quando accogliamo un cane o un gatto, vogliamo essere certi di poter garantire il suo benessere anche quando non ci saremo più. La legge ignora completamente questa esigenza e l’attuale disciplina successoria non prevede soluzioni idonee ad assicurare che questo risultato possa essere raggiunto in modo pieno e sicuro.

Non essendo prevista la possibilità di nominare eredi degli animali, nella prassi si assegnano gli animali a titolo di legato a un’associazione di volontariato, insieme a una somma di denaro per provvedere al loro accudimento o un bene immobile, dando disposizioni e dettando condizioni per il sostentamento dell’animale fino alla fine dei suoi giorni. Per verificare il rispetto di queste prescrizioni, è possibile nominare un esecutore testamentario.

Questa soluzione però si scontra innanzitutto con la difficoltà del sistema successorio e implica la necessità di rivolgersi a un notaio, che verificherà anche i limiti del testatore onde evitare la lesione della quota di legittima. Si tratta di una strada che, anche per motivi economici, viene scelta da pochi proprietari di animali.

Chiediamo quindi una norma che stabilisca che il testatore possa disporre liberamente di una percentuale del suo patrimonio per il mantenimento degli animali, senza che questo costituisca una lesione della quota di legittima indisponibile. In questo modo, chiunque potrebbe essere sicuro di riuscire a garantire il futuro dei propri amici a quattro zampe, predisponendo un semplice testamento olografo.

INFORMAZIONI SU QUESTA CAMPAGNA

La richiesta descritta in questa pagina è solo una delle cinque che costituiscono la campagna “Esseri senzienti, non oggetti”. L’intero progetto mira ad aggiornare le leggi italiane riguardanti la tutela degli animali, rendendo concreta la riforma dell’articolo 9 della Costituzione nella parte in cui prevede che «La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».

Innovare l’ordinamento giuridico affinché tenga il passo con i cambiamenti culturali e sociali, anche per quanto riguarda il rispetto che dobbiamo agli animali, non è solo una possibilità: è un vero e proprio dovere del Parlamento.

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