Il 28 novembre 2025 il Consiglio comunale di Gonzaga, in provincia di Mantova, ha approvato il nuovo Piano di Governo del Territorio (PGT) e, contestualmente, un Regolamento per la salvaguardia e lo sviluppo sostenibile del paesaggio rurale che disciplina in modo stringente l’attività zootecnica. Il dato di partenza è impressionante: in un Comune con poco più di 8.500 abitanti vivono circa 60.000 animali allevati, ossia sette animali per ogni cittadino, con una densità di 1.200 capi per chilometro quadrato (fonte: ATS Valpadana, dati 2023). Gonzaga è in cima alla classifica provinciale per numero di bovini, e ai vertici di quella regionale e nazionale.
Cosa prevede il regolamento
Il regolamento approvato a Gonzaga compie tre operazioni precise.
In primo luogo, definisce che cosa sia un allevamento intensivo: un complesso di strutture privo di nesso funzionale con un’azienda agricola, dove il rapporto tra superfici dei fabbricati e superficie aziendale è insufficiente, dove non sono disponibili terreni in grado di coprire almeno in parte il fabbisogno alimentare degli animali e la capacità di trattare le deiezioni è limitata.
In secondo luogo, vieta l’insediamento di nuovi allevamenti intensivi sul territorio comunale.
In terzo luogo, limita gli ampliamenti di quelli esistenti oltre soglie di peso vivo allevato fissate per tipologia di animale, prevede distanze minime dai centri abitati e impone misure di mitigazione e compensazione ambientale.
Per gli allevamenti non intensivi, quelli cioè effettivamente legati all’azienda agricola e al territorio, restano possibili nuovi insediamenti, riconversioni e ampliamenti, a condizione che adottino le migliori soluzioni tecniche per il contenimento delle emissioni. Secondo quanto riportato dalla stampa, il regolamento ha già bloccato richieste per ulteriori 10.000 capi tra suini e vitelli a carne bianca.
La sindaca Elisabetta Galeotti, intervistata da la Repubblica, ha riassunto così la scelta: “non possiamo permettere l’apertura di nuovi stabilimenti intensivi”. Una posizione che, ci tiene a sottolineare l’amministrazione, non è per principio ostile al settore ma che protegge un modello agricolo tradizionale (legato a stalle con pochi animali, legate alla produzione di Parmigiano Reggiano in primis) e l’ambiente in cui vivono persone e animali.
Il ricorso della Regione Lombardia
A pochi mesi dall’approvazione, la Regione Lombardia ha annunciato il ricorso al TAR di Brescia. L’assessore regionale all’agricoltura Alessandro Beduschi sostiene, in sintesi, che imporre un limite al numero di capi consentiti per allevamento “non è materia del Comune”. Sulla stessa linea si sono schierate Coldiretti e Confagricoltura.
Si sono invece detti favorevoli invece comitati civici e associazioni animaliste. Sul piano dei principi generali, una significativa apertura è arrivata pure da una sigla del mondo agricolo, l’UCI: il presidente nazionale Mario Serpillo ha definito Gonzaga “simbolo di un modello che ha trasformato la zootecnia in industria pesante”, invocando “una normativa nazionale chiara”.
Il nodo giuridico: i Comuni possono farlo?
Sul piano del diritto, l’argomento centrale del ricorso regionale, ossia la pretesa incompetenza del Comune, non convince. L’art. 117 della Costituzione riconduce il “governo del territorio” alla potestà legislativa concorrente, ma all’interno di questa cornice i Comuni dispongono di una potestà urbanistica e regolamentare ampia, che si esprime, in Lombardia, attraverso gli strumenti previsti dalla L.R. 12/2005 (PGT, Piano delle Regole, Piano dei Servizi) e dai regolamenti edilizi e di igiene. La giurisprudenza amministrativa ha più volte riconosciuto che la pianificazione urbanistica non risponde solo a logiche edificatorie, ma può legittimamente farsi carico di ulteriori interessi pubblici: tutela del paesaggio, della salute pubblica, della qualità dell’aria, della destinazione agricola del suolo.
In quest’ottica, individuare nel regolamento del territorio rurale i criteri per l’insediamento di nuovi impianti zootecnici — comprese soglie di peso vivo, distanze dai centri abitati, requisiti di nesso funzionale con l’azienda agricola — rientra a pieno titolo nelle competenze comunali.
C’è poi un cortocircuito politico che vale la pena segnalare: la stessa Regione Lombardia, nel 2022, aveva approvato all’unanimità una deliberazione che impegnava la Giunta “a prevedere una moratoria alle nuove autorizzazioni per nuovi impianti/ampliamenti di allevamenti intensivi”. Difficile non leggere come una contraddizione il fatto che, oggi, la stessa Regione impugni il primo Comune che prova a tradurre quell’indirizzo in regola concreta.
A monte si staglia la cornice europea. La Direttiva 91/676/CEE (nitrati) e la Direttiva IED 2010/75/UE, la cui revisione del 2024 ha rafforzato il regime applicabile agli allevamenti suinicoli e avicoli intensivi, disegnano un quadro che impone agli Stati e agli enti locali di adottare misure preventive contro l’inquinamento agricolo. L’Italia è già esposta al rischio di sanzioni per i ritardi sulla direttiva nitrati. Se le istituzioni nazionali e regionali non riducono la pressione zootecnica, è inevitabile che i Comuni (che saranno i primi a subirne gli effetti) provino a farlo entro le proprie competenze.
Un modello da ripensare
Per Animal Law Italia, il caso Gonzaga dimostra che è arrivato il momento di mettere in discussione il modello basato sugli allevamenti intensivi, che provocano danni ambientali e non sono in grado di garantire il benessere animale.
L’art. 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea riconosce gli animali come esseri senzienti, e impone agli Stati membri di tener pienamente conto del loro benessere nel definire e attuare le politiche dell’Unione, in particolare quella agricola. La modifica costituzionale del 2022 ha portato la tutela degli animali nell’art. 9 della nostra Costituzione, sancendo un cambiamento di paradigma destinato a riverberarsi anche sull’interpretazione delle leggi urbanistiche e sanitarie.
Nessun limite urbanistico al gigantismo zootecnico potrà sostituire una vera riforma del sistema. Ma ogni atto che riduce la concentrazione di animali in capannoni privi di rapporto con la terra è un passo nella direzione giusta. In Lombardia sono allevati nello stesso momento quasi 4 milioni di suini, 2 milioni tra bovini e bufalini, 23 milioni di avicoli e oltre un milione di conigli. Sono cifre che pongono problemi sanitari, ambientali e morali che nessun Comune da solo può risolvere ma che la società e le Istituzioni non possono continuare a ignorare.
Gonzaga come modello ispiratore
Animal Law Italia esprime pieno sostegno al Comune di Gonzaga. Chiediamo alla Regione Lombardia di ritirare il ricorso al TAR e di aprire, invece, un tavolo di confronto pubblico sulla riforma della zootecnia regionale, coerente con la deliberazione regionale del 2022 e con gli obblighi europei. Auspichiamo, in parallelo, una cornice nazionale che riconosca espressamente ai Comuni il potere di disciplinare l’insediamento degli allevamenti intensivi a tutela di salute, ambiente e benessere animale, e che acceleri il pieno recepimento della Direttiva IED revisionata.
Continueremo a seguire l’iter giudiziario e a mettere a disposizione di amministratori, comitati e cittadini gli strumenti giuridici per replicare modelli come quello di Gonzaga. La strada è lunga, ma — come ripetiamo ogni volta che un’istituzione sceglie di alzare l’asticella — la giustizia per gli animali si costruisce anche un PGT alla volta.
