Il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Catanzaro, dr.ssa Gilda Danila Romano, ha pronunciato oggi la sentenza nei confronti degli imputati che avevano scelto il rito abbreviato nel procedimento Grecale, l’inchiesta sui gravi illeciti commessi negli stabulari dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. Il bilancio è di tre condanne, un patteggiamento e sette assoluzioni.
Le condanne
Le pene colpiscono i vertici del meccanismo corruttivo e chi materialmente operava negli stabulari:
- Giuseppe Caparello, direttore del Dipartimento di Prevenzione veterinaria dell’ASP di Catanzaro: 4 anni e 8 mesi di reclusione;
- Maria Caparello, figlia di Giuseppe Caparello, ritenuta responsabile di essere stata ammessa illecitamente alla scuola di specializzazione in Farmacologia e Tossicologia clinica grazie al rapporto corruttivo tra il padre e l’ex Rettore: 4 anni per corruzione;
- Emilio Russo, sperimentatore e supervisore delle procedure: 9 mesi e 10 giorni.
A queste si aggiunge il patteggiamento di Antonio Leo, sperimentatore, definito in 1 anno, 11 mesi e 10 giorni.
Pene contenute: un nodo che non riguarda il giudice, ma il legislatore
Resta tuttavia un punto critico, che non riguarda l’esito processuale in sé ma il quadro normativo. Le pene inflitte a chi materialmente ha posto in essere le condotte di maltrattamento e uccisione appaiono non commisurate alla gravità di quanto contestato: decapitazione di topi e ratti senza previa anestesia, soppressione di un numero di animali ampiamente superiore a quello autorizzato dal Ministero della Salute, omissione totale dei controlli microbiologici e una sistematica violazione degli obblighi di benessere animale protrattasi per anni.
La ragione è strutturale, non giudiziale. Gli artt. 544-bis e 544-ter del codice penale prevedono cornici edittali — rispettivamente da quattro mesi a due anni di reclusione per l’uccisione di animali senza necessità e fino a due anni per il maltrattamento — manifestamente sproporzionate rispetto al disvalore dei comportamenti che intendono punire; un’inadeguatezza ulteriormente accentuata, in questa sede, dalla diminuente di un terzo propria del rito abbreviato.
Le assoluzioni: un esito fisiologico, non un ridimensionamento dell’accusa
Alcune cronache hanno enfatizzato il numero delle assoluzioni. Vale però la pena di chiarire un punto, che già avevamo evidenziato nelle fasi precedenti del procedimento: in processi caratterizzati da una pluralità di posizioni e di contestazioni, e da un numero elevato di imputati con ruoli e gradi di responsabilità eterogenei nella catena delle condotte, le assoluzioni rappresentano un esito del tutto fisiologico e non incidono sulla solidità complessiva dell’impianto accusatorio.
Assume invece particolare rilievo il fatto che il procedimento ha già superato il vaglio dell’udienza preliminare, oggi fondato, per effetto della riforma Cartabia, sul più stringente criterio della ragionevole previsione di condanna (art. 425 c.p.p.). Si tratta di una soglia ben più alta rispetto al passato, che impone al giudice una valutazione prognostica sull’idoneità del materiale probatorio a sostenere l’accusa in dibattimento. Il fatto che il GUP abbia ritenuto questa soglia superata per l’intera platea di imputati rinviati a giudizio è di per sé indicativo della tenuta dell’inchiesta della Procura di Catanzaro.
A ciò si aggiunge che, per gli imputati che hanno scelto riti alternativi, sono già intervenute pronunce di condanna: un dato che parla da sé.
Il dibattimento prosegue
Le posizioni più rilevanti del procedimento — a partire da quella del Magnifico Rettore pro tempore, indicato come capo dell’associazione a delinquere, e altri nove imputati, tra cui il Presidente dell’OPBA e dei veterinari dell’ASP incaricati dei controlli — saranno vagliate nel processo con rito ordinario, il cui dibattimento si è aperto il 12 maggio 2026.
Animal Law Italia, assistita dall’avv. Francesca Romana Dresda, è parte civile nel procedimento, e ha ottenuto la citazione dei responsabili civili: l’Università Magna Graecia, l’ASP di Catanzaro e i Ministeri della Salute e dell’Università e della Ricerca saranno chiamati a rispondere del danno in sede civile.
Continueremo a seguire ogni fase del processo. L’accertamento integrale delle responsabilità penali è la condizione per scardinare quella cultura dell’impunità che troppo spesso copre le irregolarità nei laboratori di sperimentazione animale e i fallimenti dei sistemi chiamati a prevenirle.
