Vai al contenuto
Aggiornamenti

Nuove investigazioni svelano la realtà degli allevamenti intensivi in Sudamerica che esportano in Europa

Chiediamo che gli standard europei sul benessere animale si applichino anche ai prodotti di origine animale importati.

Alessandro Ricciuti

Sai da dove viene la tua carne? Mentre l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur è entrato in vigore venerdì 1° maggio — nonostante il Parlamento europeo non abbia ancora espresso il proprio consenso — nuove riprese video di Animal Welfare Foundation (AWF) restituiscono un quadro inequivocabile delle condizioni in cui vivono i bovini destinati al mercato europeo: pratiche sistematicamente vietate sul nostro territorio, ma che la Commissione europea ha scelto di accettare come parte integrante delle nostre catene di approvvigionamento.

Cosa documentano le investigazioni

Le riprese sono state effettuate da Animal Welfare Foundation tra agosto 2025 e marzo 2026 in allevamenti intensivi di Uruguay, Argentina e Brasile, tutti autorizzati a esportare carne bovina verso l’Unione Europea. Si tratta di tre dei principali fornitori dell’UE, e la quota delle loro esportazioni verso il nostro mercato è destinata a crescere significativamente con l’entrata in vigore dell’accordo commerciale.

Le immagini parlano da sole:

  • bovini che ansimano in cerca d’aria, ammassati in recinti all’aperto privi di ombra adeguata e senza accesso ad acqua potabile pulita;
  • nei mesi invernali, animali costretti a stare in piedi o sdraiati nel fango, tra escrementi accumulati e acqua contaminata;
  • mandrie composte in larga parte da animali gravemente sovrappeso, accanto a casi di animali fortemente denutriti, zoppi, feriti, malati e persino morti, lasciati in mezzo agli altri.

Tutte pratiche che, all’interno dell’Unione Europea, sarebbero in violazione della normativa vigente in materia di benessere animale.

Il vero contenuto dell’accordo UE-Mercosur

L’accordo UE-Mercosur copre cinque Paesi sudamericani (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Bolivia) e prevede una significativa riduzione dei dazi sulle importazioni di carne bovina. Per dare la misura del fenomeno: nel 2024 l’UE ha importato circa 393.000 tonnellate di carne bovina, equivalenti a circa 2,9 milioni di animali. Metà di queste importazioni proveniva proprio dai Paesi del Mercosur. Con il nuovo regime tariffario, ci si attende un’ulteriore crescita di questi volumi.

Il punto politico, però, va oltre i numeri. L’accordo cristallizza una doppia morale strutturale: agli allevatori europei chiediamo — giustamente — di rispettare standard di benessere animale tra i più avanzati al mondo; ai prodotti che entrano dall’esterno, no. Il risultato è una distorsione competitiva ai danni dei produttori europei e, soprattutto, una clausola di esenzione di fatto dalla nostra stessa legislazione, applicata su scala industriale.

Il quadro giuridico europeo che viene aggirato

Le pratiche documentate da AWF non sono un’eccezione tollerata: contraddicono principi e norme che l’Unione Europea si è data al massimo livello.

L’articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) riconosce gli animali come esseri senzienti e impone a Unione e Stati membri di “tenere pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali” nella formulazione e attuazione delle politiche dell’Unione, comprese, espressamente, l’agricoltura, il mercato interno e la politica commerciale comune.

A livello di diritto derivato, la Direttiva 98/58/CE stabilisce gli standard minimi per la protezione degli animali negli allevamenti, imponendo tra l’altro: l’accesso ad acqua di qualità adeguata in quantità sufficiente; ricoveri e protezione idonei dalle condizioni climatiche avverse; la cura tempestiva degli animali malati o feriti. Le riprese provenienti da Argentina, Brasile e Uruguay mostrano la violazione sistematica di ognuno di questi requisiti.

C’è di più. Il Regolamento (UE) 2017/625 sui controlli ufficiali stabilisce che i prodotti di origine animale importati nell’UE devono rispettare requisiti almeno equivalenti a quelli applicabili all’interno del mercato interno. L’accordo UE-Mercosur, nei fatti, disapplica per via commerciale una tutela che il legislatore europeo ha posto a presidio sia degli animali sia dei produttori europei, costretti altrimenti a competere ad armi impari.

La dimensione ambientale: deforestazione e perdita di biodiversità

Non è solo una questione di benessere animale. Gli allevamenti intensivi sudamericani sono tra i principali fattori di deforestazione di ecosistemi cruciali come l’Amazzonia e il Gran Chaco, con conseguenze drammatiche sulla distruzione degli habitat di fauna selvatica e sulla perdita di biodiversità. Aumentare le importazioni significa, materialmente, alimentare questa pressione.

Cosa chiediamo

La nostra richiesta è semplice e di buon senso: gli standard europei sul benessere animale devono applicarsi a ogni prodotto di origine animale che entra nel nostro mercato, indipendentemente dal Paese di origine. È una richiesta che — i sondaggi lo confermano da anni — risponde a una domanda diffusa e trasversale dei cittadini europei.

Non si tratta di chiudere le frontiere o di osteggiare il libero scambio in sé. Si tratta di rifiutare l’ipocrisia di un sistema che vieta certe pratiche entro i nostri confini per poi importarne i prodotti da Paesi terzi, scaricando il costo etico e ambientale altrove.

Il ruolo di Animal Law Italia

Animal Law Italia porta avanti questa battaglia anche sul piano istituzionale europeo. ALI fa parte del gruppo di lavoro sul Diritto Animale (Animal Law Working Group) di Eurogroup for Animals, la federazione che riunisce le principali organizzazioni europee per la protezione degli animali e che rappresenta la voce della società civile presso le istituzioni dell’Unione.

In quanto soggetto iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea, ALI lavora in modo continuativo con europarlamentari, Commissione e stakeholder perché le tutele scritte sulla carta trovino effettiva applicazione — anche, e soprattutto, quando si parla di accordi commerciali. La campagna #StopCruelImports, condotta con Eurogroup for Animals e Animal Welfare Foundation, è uno dei fronti centrali di questo lavoro.

Firma la petizione “Stop Mercosur!”

Animal Law Italia sostiene la petizione “Stop Mercosur!”, che chiede alle istituzioni europee di subordinare l’attuazione dell’accordo al rispetto degli standard europei di benessere animale per ogni prodotto importato.

Crediti immagini: ©Animal Welfare Foundation | Tierschutzbund Zürich | Eurogroup for Animals

Condividi

Unisciti agli Avvocati degli Animali

Sostieni le nostre cause diventando parte di Animal Law Italia.

Richiedi la Tessera