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Accumulatrice seriale in provincia di Rieti: 52 animali sequestrati dopo la nostra denuncia

Animal Law Italia ha depositato il 27 aprile, presso la Procura della Repubblica di Rieti, una denuncia-querela con istanza di sequestro nei confronti di Barbara Cavicchioli, residente a Montopoli di Sabina e già condannata in via definitiva nel 2022 per maltrattamento di animali. Tre giorni dopo, il 30 aprile, i Carabinieri della Compagnia di Poggio Mirteto sono intervenuti presso l'abitazione e hanno sequestrato 52 animali, di cui 48 cani, affidati ad associazioni del territorio.

La vicenda

Da mesi residenti, volontari e attivisti della zona segnalavano la persistente presenza di numerosi cani all’interno della proprietà della donna — già raggiunta nel tempo da plurimi provvedimenti di sequestro e condannata in via definitiva nel 2022 per maltrattamento di animali. Nonostante l’abitazione sia cinta da una recinzione integrale che impedisce qualsiasi verifica visiva dall’esterno, in tutte le fasce orarie della giornata si avvertivano latrati, ululati e guaiti continui, riconducibili a più animali in stato di evidente disagio.

Una situazione che il giornalismo nazionale aveva già portato all’attenzione del pubblico: nelle settimane precedenti la trasmissione La vita in diretta su Rai 1 aveva dedicato un servizio al caso, dopo che un attivista era stato aggredito mentre documentava le condizioni di detenzione degli animali.

Va sottolineato che la pubblicazione del nome di Cavicchioli da parte degli organi di stampa non è una scelta editoriale arbitraria, ma trova un fondamento giudiziale espresso: la Corte d’Appello di Roma, in sede di pronuncia sul precedente penale a carico della stessa, autorizzò la diffusione delle generalità della donna proprio al fine di impedire che potesse continuare ad approvvigionarsi di animali da terzi proprietari inconsapevoli, posto che chiunque le ceda animali a qualsiasi titolo, oggi, è esposto a sua volta a contestazioni di abbandono e maltrattamento.

Una battaglia che ALI raccoglie

Su questo fascicolo, da oltre un decennio, hanno tenuto la posizione le realtà associative del territorio. Incrociamolezampe ha presentato fin dal 2014 una serie di denunce alla Procura di Rieti che hanno portato, in collaborazione con Bassotti e poi più, al salvataggio di circa quattrocento animali nel reatino. Più di recente, anche REA – Rivoluzione Coanimalista ha richiamato pubblicamente l’attenzione delle istituzioni. Senza il lavoro paziente di queste associazioni e dei volontari della zona, il caso Cavicchioli non sarebbe oggi una vicenda nota.

Il quadro indiziario, però, doveva essere tradotto a ogni nuova reiterazione in un atto giudiziario tecnicamente solido: una denuncia-querela formalizzata, corredata di prove acquisite secondo precisi criteri probatori, accompagnata da una specifica istanza di sequestro e ancorata ai precedenti penali della persona segnalata. È in questo punto che si è inserito, oggi, il lavoro di Animal Law Italia.

L’intervento giuridico di ALI

Su mandato dell’Associazione, l’Avv. Francesca Romana Dresda del Foro di Roma ha depositato il 27 aprile 2026 presso la Procura della Repubblica di Rieti, una denuncia-querela con istanza di sequestro.

L’atto, che ALI ha sottoscritto in qualità di persona offesa ai sensi del proprio Statuto e in coerenza con la riforma dell’art. 9 della Costituzione, contesta a Barbara Cavicchioli il presunto reato di maltrattamento di animali ex art. 544-ter c.p., con l’aggravante prevista dall’art. 544-septies lett. b) per essere il fatto commesso ai danni di più animali. Alla denuncia sono stati allegati la sentenza di condanna del 2013 – confermata in appello e oggi definitiva – quattro file video e due file audio raccolti nel corso delle settimane precedenti, dai quali si percepiva chiaramente la presenza di plurimi cani in condizioni incompatibili con le loro esigenze etologiche minime.

L’argomentazione giuridica messa a fuoco da ALI ruotava intorno a tre nuclei: la persistenza della condotta (segnalazioni quotidiane su un arco temporale prolungato), la reiterazione specifica rispetto a un precedente penale già accertato in via definitiva, e l’impossibilità di verifica diretta dovuta alla recinzione opaca della proprietà, circostanza che rendeva indispensabile l’intervento dell’Autorità giudiziaria, unica in grado di disporre l’accesso al fondo privato.

Il sequestro

Il 30 aprile i Carabinieri della Compagnia di Poggio Mirteto, competenti per territorio, hanno fatto ingresso nella proprietà ed eseguito il sequestro di cinquantadue animali in totale, di cui quarantotto cani. Gli animali sono stati affidati ad associazioni della zona che, come accade in tutti i casi analoghi, si stanno facendo carico delle prime cure veterinarie, della collocazione in struttura e, laddove le condizioni lo permetteranno, del percorso di adozione.

Si tratta del decimo sequestro a carico della stessa persona in sedici anni.

Il problema strutturale

Una sentenza di condanna definitiva nel 2022, un’interdizione dalla detenzione di animali, un’ordinanza sindacale di divieto, dieci sequestri nell’arco di sedici anni, e nonostante tutto, un’attività di accumulo che riprende ogni volta, e ogni volta richiede un nuovo intervento giudiziario, un nuovo sequestro, un nuovo carico economico interamente scaricato sulle associazioni che si occupano del recupero.

Uno studio italiano del 2023, condotto su ben 29 casi di animal hoarding accaduti nel Lazio, per un totale di 1.080 animali esaminati, ha documentato come il 67% dei soggetti presenti gravi compromissioni sanitarie: disidratazione, grave malnutrizione, lesioni cutanee, parassitosi, patologie croniche non trattate. 

È evidente che la sola risposta penale, per quanto necessaria, non basta. Mancano gli strumenti di prevenzione, il monitoraggio sistematico dell’ottemperanza ai divieti già emessi, il raccordo tra Comune, ASL veterinaria, servizi sociali e Procura. Su questo punto ALI ha già preso posizione: in un’analisi pubblicata sulla nostra Rivista nel 2020, l’Avv. Filippo Portoghese rilevava che persino il pur avanzato Regolamento per il benessere e la tutela degli animali del Comune di Milano (oggi spesso citato come modello) risulta carente proprio sul fronte dell’animal hoarding.

ALI continuerà a seguire il procedimento penale che prenderà avvio dalla denuncia depositata, costituendosi nelle sedi opportune e mantenendo il pieno coordinamento con le altre realtà che da anni si battono su questo dossier. Ma il caso Cavicchioli, esattamente perché non è un caso isolato, va trattato come quello che è: la prova che senza un quadro normativo e operativo aggiornato sull’animal hoarding – fondato sull’integrazione tra tutela penale, salute mentale, servizi sociali e sanità veterinaria – il maltrattamento seriale resterà un reato che si reitera nel silenzio dell’amministrazione, mentre a pagarne il prezzo continueranno a essere gli animali, e le associazioni di volontariato che si sostituiscono allo Stato.

Animal Law Italia ETS è assistita e difesa nel procedimento dall’Avv. Francesca Romana Dresda del Foro di Roma.

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