Per anni la pratica di bollire vivi i crostacei è stata difesa basandosi sul falso mito che questi animali non potessero percepire la sofferenza. Oggi, una serie di evidenze scientifiche schiaccianti, culminate in un recente studio dell’Università di Göteborg, demolisce definitivamente questa convinzione. Per noi di ALI, tuttavia, questa non è una sorpresa, ma la conferma di un percorso di ricerca che abbiamo intrapreso anni fa.
Un primato italiano: il report dell’Università di Messina
Già prima delle recenti pubblicazioni internazionali, ALI aveva commissionato uno studio approfondito all’Università di Messina. Quel report — basato sulle evidenze accumulate tramite numerosi studi precedenti — rappresenta una pietra miliare nel panorama italiano, confermando chiaramente che i crostacei decapodi (come aragoste, astici e granchi) sono esseri senzienti, dotati di recettori del dolore e di un sistema nervoso capace di elaborare sofferenze fisiche e stress ambientale.
La prova definitiva: la risposta ai farmaci
Lo studio svedese ha recentemente aggiunto un tassello fondamentale: le aragoste rispondono ai farmaci antidolorifici. Quando vengono somministrate sostanze come la lidocaina, le risposte comportamentali allo stress diminuiscono drasticamente. Questa è la “prova del nove”: se questi animali non provassero dolore, i farmaci progettati per mitigarlo non avrebbero alcun effetto.
Non solo bollitura: una filiera di crudeltà
Il riconoscimento della senzienza impone di riconsiderare l’intero processo attraverso il quale questi animali arrivano sui mercati, non solo il momento dell’uccisione:
- Lo stoccaggio sul ghiaccio, che causa uno stato di shock prolungato e sofferenza inutile.
- La legatura delle chele: un’imposizione che genera atrofia e stress cronico.
- L’esposizione nei banchi: un ambiente traumatico, lontano dal buio e dalla pressione dei fondali marini.
La prospettiva legale: dal laboratorio alle aule di tribunale
Come avvocati degli animali, il nostro compito è tradurre queste evidenze scientifiche in tutele giuridiche. Se la scienza – sia attraverso il nostro studio a Messina che attraverso le conferme internazionali – certifica che un essere vivente soffre, la legge non può restare indifferente.
Mentre nazioni come la Svizzera o il Regno Unito hanno già adeguato le proprie norme, in Italia la tutela è ancora frammentaria e spesso affidata a singole sentenze della Cassazione. La Suprema Corte ha già equiparato la detenzione sul ghiaccio al reato di maltrattamento (Art. 727 c.p.), ma serve una riforma legislativa che riconosca ufficialmente i decapodi come esseri senzienti a tutti gli effetti.
La nostra missione
Il lavoro di ALI continua: non smetteremo di denunciare le pratiche crudeli e di spingere per un aggiornamento delle normative, insieme alla coalizione “Dalla parte dei crostacei”, che guidiamo fieramente.
