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Aggiornamenti

Nel silenzio generale, riprende l’esame del DDL Caccia

La maggioranza prepara un ulteriore inaccettabile indebolimento delle tutele per la fauna selvatica, al quale ci opponiamo insieme a decine di altre associazioni.

Oggi, 15 aprile 2026, è ripreso al Senato l’esame del ddl 1552 e dei testi connessi nelle Commissioni riunite 8ª e 9ª, nell’ambito della proposta di riforma della legge n. 157/1992 sulla fauna selvatica e sul prelievo venatorio.

Il provvedimento, noto anche come DDL Malan-Lollobrigida o “DDL Sparatutto”, era già stato oggetto di accesi confronti nelle sedute precedenti, in particolare quella dell’8 aprile 2026, nel corso della quale tutti gli emendamenti di opposizione volti a rafforzare le tutele per la fauna erano stati respinti.

La preoccupazione resta altissima non solo per l’impianto del disegno di legge, ma anche per alcuni emendamenti già emersi nel corso dell’esame, che vanno nella direzione di un ulteriore indebolimento della tutela della fauna selvatica. Dai testi ufficiali risultano infatti proposte che incidono su aspetti centrali della disciplina vigente.

Tra queste, figurano:

  • proposte di ampliamento delle specie cacciabili;
  • modifiche che allentano alcuni limiti temporali dell’attività venatoria;
  • interventi che indeboliscono il peso delle valutazioni tecnico-scientifiche nella definizione dei calendari venatori;
  • proposte che rendono più facile ricorrere a eccezioni rispetto ai divieti ordinari posti a tutela della fauna;
  • norme che liberalizzano l’uso dei richiami vivi e degli appostamenti fissi, pratiche già censurate a livello europeo e associate a fenomeni di bracconaggio;
  • disposizioni che consentirebbero la caccia nelle foreste demaniali e nelle aree frequentate da turisti, con possibili rischi per la pubblica incolumità;
  • emendamenti che ridurrebbero ulteriormente il ruolo dell’ISPRA nella definizione dei calendari venatori, marginalizzando la valutazione tecnico-scientifica indipendente.

Si tratta di segnali molto gravi.

Il confronto in Commissione ha ancora una volta evidenziato una forte contrapposizione tra Governo e opposizioni. Il Governo si è mostrato ostinato nel confermare l’impianto del disegno di legge, mentre i gruppi di M5S, PD e AVS hanno sostenuto numerosi emendamenti soppressivi o modificativi, chiedendo maggiori tutele per la fauna, più controlli e limiti più stringenti all’attività venatoria. La totalità degli emendamenti di minoranza è stata respinta.

Ridurre le tutele per la fauna significa esporre un numero maggiore di animali alla violenza della caccia e, insieme, compromettere gli equilibri ecologici che quelle specie contribuiscono a mantenere. Questa riforma si muove in senso contrario rispetto all’obiettivo che dovrebbe orientare ogni scelta di civiltà, coerente con la tutela degli animali e degli ecosistemi: il definitivo superamento della caccia, non il suo rafforzamento.

Non si tratta di una posizione isolata. 58 organizzazioni animaliste, ambientaliste e scientifiche — tra cui Animal Law Italia, LAV, WWF, Legambiente, LIPU, Greenpeace, ENPA e molte altre — hanno sottoscritto un appello congiunto chiedendo l’arresto del DDL 1552. Sono oltre 400.000 le firme raccolte contro questo provvedimento, a fronte di appena 50.000 a favore. Secondo i più recenti sondaggi IPSOS, ben l’85% degli italiani è contrario alla caccia, anche nelle sue forme più limitate. Parallelamente, più di 50.000 cittadini hanno firmato la proposta di legge di iniziativa popolare per l’abolizione della caccia e la fine del libero accesso di persone armate nelle proprietà private altrui.

Animal Law Italia continuerà a seguire con attenzione l’iter parlamentare, a monitorare ogni singolo emendamento e a informare puntualmente sugli sviluppi. Chiediamo con forza che il Parlamento ascolti la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e che questo DDL venga fermato.

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