Domenica 4 ottobre, Giornata mondiale degli animali, oltre quaranta attivisti e attiviste hanno srotolato un enorme striscione a Piazzale Flaminio, a Roma. Il messaggio al Parlamento era chiaro: ascoltare le oltre 62 mila persone che hanno firmato la proposta di legge di iniziativa popolare per vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti italiani.
L’azione è stata promossa da Essere Animali nell’ambito della campagna Gabbie Vuote. Erano presenti anche l’attrice Elisa Di Eusanio, la fumettista Zuzu e la content creator Marica Esposito (La ricetta Veg). Accanto a loro c’erano le principali associazioni italiane per la tutela degli animali: Animal Equality, Animal Law Italia, Animalisti Italiani, CIWF Italia, Enpa, Humane World for Animals Italia, LAV, Legambiente, LNDC Animal Protection, OIPA e The Good Lobby.
Perché aderiamo a Gabbie Vuote
Animal Law Italia ha scelto di aderire alla campagna. Siamo convinti che oggi serva un fronte ampio e coordinato per riportare il superamento delle gabbie al centro dell’agenda politica italiana.
Tra il 2018 e il 2020, 1,4 milioni di cittadini e cittadine europei hanno firmato l’Iniziativa dei Cittadini Europei End the Cage Age. La Commissione europea si era impegnata a presentare una proposta legislativa entro il 2023, ma quella proposta non è ancora arrivata. Una legge nazionale non sostituisce il percorso europeo: lo affianca e lo rafforza. Dimostra inoltre che in Italia il consenso per il divieto esiste già.
«Vietare le gabbie è una scelta che il legislatore italiano può fare già oggi, senza aspettare Bruxelles. L’Italia lo ha dimostrato con il divieto degli allevamenti di animali da pelliccia», dichiara Alessandro Ricciuti, Presidente di Animal Law Italia. «Una legge nazionale non entra in conflitto con il diritto europeo: alza il livello di tutela e dà forza alla richiesta di un divieto armonizzato in tutta l’Unione. Il Parlamento ha ora uno strumento concreto per rispondere a decine di migliaia di cittadini: lo calendarizzi e avvii la discussione.»
I numeri delle gabbie in Italia
Ogni anno nel nostro Paese oltre 40 milioni di animali vivono rinchiusi in gabbia. Tra questi ci sono circa 600 mila scrofe, 1,5 milioni di vitelli, 17,5 milioni di galline e 13 milioni di conigli. In spazi così ristretti non possono esprimere comportamenti fondamentali per la loro specie, come muoversi liberamente, nidificare o socializzare. I pareri scientifici dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) documentano che il confinamento in gabbia causa stress cronico, frustrazione, lesioni e fragilità ossea.
Secondo l’ultimo Eurobarometro sul benessere animale, oltre il 90% degli italiani è favorevole al divieto. Diversi Paesi europei si sono già mossi. Per le scrofe, ad esempio, il divieto è realtà in Svezia e arriverà in Danimarca, Austria, Finlandia, Germania e Paesi Bassi. In Austria e Lussemburgo sono vietate anche le gabbie arricchite per le galline per la produzione di uova.
A che punto è la proposta di legge
- 12 marzo: la proposta viene depositata in Corte di Cassazione e parte la raccolta firme sulla piattaforma del Ministero della Giustizia.
- 14 settembre: la raccolta si chiude con 62.498 firme certificate, ben oltre il quorum previsto.
- 22 settembre: il Senato annuncia in Aula la presentazione della proposta. Le firme vengono consegnate insieme alle associazioni che sostengono la campagna.
- Ora: si attende l’assegnazione alla Commissione competente, che dovrà calendarizzarla e avviarne l’esame.
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Foto e video della manifestazione: Tommaso Galli / Essere Animali
