Vai al contenuto
Aggiornamenti

Animali feriti e agonizzanti nei mercati: la nostra indagine, la denuncia e la petizione per vietarne la vendita

Per la prima volta in Italia, la coalizione «Non in vendita» documenta cosa accade agli animali venduti vivi tra i banchi dei mercati settimanali e nell’allevamento da cui alcuni di loro provengono. Abbiamo denunciato la struttura alle autorità e lanciato una petizione per chiedere un divieto in tutta Italia.

Quaglie ferite. Un pollo apparentemente agonizzante. Uccelli ammassati in gabbie sotto il sole, con temperature oltre i 37 gradi. Trote estratte da una vasca e colpite con una barra di metallo fino alla morte, davanti ai clienti. Uova e carne fresca a pochi centimetri dagli animali vivi, in contenitori non protetti.

È quanto emerge dall’indagine condotta tra il 2025 e il 2026 dalla coalizione «Non in vendita», promossa da Animal Law Italia insieme ad Animal, Rete dei Santuari di Animali Liberi e Zoout. Le immagini sono state presentate in esclusiva sabato 10 ottobre da Mi Manda Rai 3.

L’inchiesta

ANIMALI FERITI E MALATI NEI MERCATI ITALIANI – OTTOBRE 2026

Animali feriti e agonizzanti, uccelli sotto il sole a oltre 37 gradi, cuccioli chiusi in gabbia al buio. Per la prima volta in Italia la coalizione «Non in vendita» documenta i mercati di Piemonte e Toscana e l’allevamento da cui arrivano alcuni degli animali in vendita.

Guarda il video dell'indagine

Le riprese documentano banchi di vendita di animali vivi in Piemonte, Toscana e Puglia.

I casi più gravi riguardano i mercati settimanali di Ivrea e Rivarolo Canavese (TO), gli ultimi in Piemonte dove si vendono ancora animali vivi. Qui un coniglio appena acquistato è rimasto per oltre mezz’ora chiuso in una scatola, abbandonato presso il banco di frutta e verdura accanto.

Al mercato di Arezzo gli animali erano rinchiusi in piccole gabbie appoggiate a terra, a contatto con i passanti e con i loro cani. Accanto c’erano scatole di pulcini appena nati, stipati uno sull’altro. Le condizioni igieniche delle gabbie erano del tutto inadeguate.

Sono condizioni che nessuna regolamentazione può rendere accettabili. Trasporti ripetuti, manipolazione continua, rumore, folla, caldo e freddo fanno parte della natura stessa della vendita ambulante, e non si possono eliminare.

Dal mercato all’allevamento: la nostra denuncia

L’indagine non si è fermata ai banchi. Abbiamo seguito la filiera fino all’azienda agricola di Mercenasco (TO) che rifornisce il banco di animali presente nei mercati di Ivrea e Rivarolo Canavese.

All’interno abbiamo trovato locali e gabbie coperti di sporco, feci e polvere. Cuccioli di cane erano chiusi in gabbia in una stanza buia e sporca. Nella struttura sono detenuti migliaia di animali: cani, conigli, galline, quaglie, piccioni e anatre.

Abbiamo chiesto quali controlli veterinari venissero effettuati. La titolare avrebbe risposto che, trattandosi di un’azienda agricola, non ne venivano fatti.

Per questo stiamo presentanto denuncia alle autorità competenti, mettendo a loro disposizione la documentazione raccolta, compresa la registrazione della conversazione. Chiediamo di verificare le violazioni delle norme sul benessere animale, a partire dal D.Lgs. 146/2001, e della normativa europea in materia di igiene e sicurezza alimentare, e di accertare le responsabilità.

Il caso della Puglia: il divieto c’è, ma va fatto rispettare

La Puglia è l’unica Regione italiana che vieta per legge la vendita di animali nel commercio ambulante: lo prevede l’art. 23 della L.R. 2/2020. Eppure al mercato settimanale di Oria (BR) le telecamere di Mi Manda Rai 3 hanno trovato un banco di uccelli in gabbia. Né i venditori né il servizio veterinario dell’ASL interpellato hanno saputo confermare l’esistenza del divieto, in vigore da oltre sei anni.

Questa estate abbiamo dimostrato che la legge si può far applicare. Con la campagna che abbiamo coordinato insieme ad altre undici associazioni, quattro Comuni in una settimana hanno fermato la vendita di animali nelle fiere di Ferragosto. Ora chiediamo a Regione e ASL di garantire controlli costanti anche nei mercati settimanali.

«Questa indagine mostra che il problema non sono alcuni venditori poco attenti, ma la vendita di animali vivi nei mercati in sé», dichiara Alessandro Ricciuti, avvocato e presidente di Animal Law Italia. «Un essere senziente non è una merce da bancarella. Il caso dell’allevamento di Mercenasco dimostra che dietro i banchi c’è una filiera che sfugge ai controlli, e per questo abbiamo chiesto alle autorità di intervenire. La Puglia ci insegna che vietare si può. Ma ci insegna anche che il divieto funziona solo se qualcuno lo fa rispettare. Per questo chiediamo un divieto chiaro in tutta Italia e controlli veri.»

Firma la petizione

Oltre venti Comuni italiani hanno già vietato la vendita di animali vivi nei mercati, tra cui Milano, Roma, Bari, Lecce, Monza e La Spezia. In Piemonte, Leinì è stato il primo a farlo quest’anno. In Toscana i Comuni sono già sette.

Non basta. La protezione degli animali non può dipendere dal Comune in cui ci si trova. Con la petizione lanciata su noninvendita.it chiediamo di vietare la vendita di animali vivi nei mercati. Ci rivolgiamo in primo luogo alle Regioni Piemonte e Toscana, dove abbiamo raccolto le immagini, e a tutte le amministrazioni che non lo hanno ancora fatto.

✍️ Firma ora su noninvendita.it

Sul sito della campagna trovi anche la mappa dei Comuni virtuosi. Se il tuo Comune ha già introdotto il divieto e non compare, oppure se assisti alla vendita di animali in un mercato, in una fiera o in una sagra, segnalacelo: le segnalazioni dei cittadini sono il punto di partenza di ogni nostro intervento.

Condividi

Unisciti agli Avvocati degli Animali

Sostieni le nostre cause diventando parte di Animal Law Italia.

Richiedi la Tessera