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Quando si parla di lupi la fantasia abbonda, mentre la verità annaspa

Il cane ucciso a Camaiore è diventato il racconto di un lupo che voleva predare una bambina. La realtà era un’altra: un caso esemplare di come i media raccontano i grandi predatori, e di perché verificare le fonti è un dovere.

Ermanno Giudici

L’ultimo evento, ma solo in ordine di tempo, riguarda la morte di un cane a Camaiore, ucciso da un lupo. La narrazione inizialmente comparsa sui giornali raccontava di un lupo che attirato dagli odori provenienti da una grigliata irrompesse nel giardino cercando di predare una bimba, figlia dei proprietari. Solo l’intervento del cane di casa, fra lo stupore degli astanti, avrebbe impedito il peggio, sempre secondo il racconto, che si era interposto fra il lupo e la bimba, salvandola da una morte certa. Qui finisce la fantasiosa ricostruzione di una notizia che ha fatto il giro del web.

Nella realtà non era in corso alcuna grigliata, in giardino non erano presenti umani ma solo il cane di una villetta posta ai confini di un bosco, sprovvista di recinzione. Che il cane sia stato predato da un lupo è l’unica parte reale di una notizia decisamente molto diversa, che rende bene l’idea di quanto la fantasia voli alto ogni qualvolta i media generalisti parlino di predatori in generale e di lupi in particolare. In questo caso quello che vola alto è la fantasia dell’articolista, mentre quella che precipita rovinosamente è la verità dei fatti. Molti sono i motivi, che vanno dai pregiudizi al mancato controllo delle fonti, ma quello che oramai è certo che, in particolare quando si parla di animali selvatici, è la necessità di comprendere se quello che si legge è vero oppure è frutto di fantasie, non sempre disinteressate. Non si può infatti scordare che le fake news alimentano i click sui siti e che questo si traduca in notorietà e valori da vendere agli investitori professionali (leggi pubblicità).

L’obbligo di verifica non è un precetto che deriva dalla correttezza individuale ma, per i giornalisti, è un preciso dovere regolamentato dall’articolo 2 della legge 69/1963:

È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte, e riparati gli eventuali errori.

Per questo è molto importante che chi legge, prima di condividere notizie che già dai titoli sembrano “particolari”, si prenda cinque minuti di tempo per fare alcune verifiche. Oramai la fretta di condividere sembra essere diventata più importante della validità dei contenuti e della loro veridicità. Però tutto questo può essere arginato dal comportamento responsabile di ognuno di noi, che dovremmo essere lettori molto più attenti, nell’interesse della verità e, in questi casi, anche della reputazione di specie come i lupi. Animali che non rappresentano un reale pericolo per le persone, a patto che queste abbiano comportamenti responsabili. Del resto questo dovere di “attenzione” vale per ogni nostro comportamento, dal guidare un veicolo all’attraversare una strada e quindi anche nel rapporto con gli animali selvatici. Ogni anno in Italia diverse persone vengono uccise dalle vacche per molteplici ragioni ma noi continuiamo sempre e solo a gridare “al lupo, al lupo!”.

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