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Il modulo Jean Monnet WHALE a Londra

Il 6 maggio 2026 la prof.ssa Sara De Vido ha portato all’Università Brunel di Londra i risultati del progetto PRIN 2022 sulle emergenze ambientali croniche e le prospettive di ricerca del modulo Jean Monnet WHALE.

Il modulo Jean Monnet WHALE a Londra

La coordinatrice del modulo Jean Monnet WHALE, prof.ssa Sara De Vido, è stata ospite il 6 maggio 2026 dell’Università Brunel di Londra, nell’ambito del Research Seminar “International law, environment and sustainability”. Sara De Vido ha potuto presentare i risultati del progetto PRIN 2022 Gendering international legal responses to environmental chronic emergencies e parlare del modulo Jean Monnet WHALE, condividendo importanti prospettive di ricerca.

Oltre la crisi: ecofemminismo, “violenza lenta” e la tutela degli animali non umani

Quando pensiamo alle emergenze ambientali o alle tutele giuridiche, la nostra attenzione tende spesso a concentrarsi sulle grandi crisi improvvise e spettacolari. Esiste tuttavia una forma di danno più subdola, costante e diffusa nel tempo e nello spazio: è la cosiddetta “violenza lenta”, che dà forma alle Emergenze Ambientali Croniche (ECE). Fenomeni come la perdita di biodiversità, l’acidificazione dei mari o l’accumulo graduale di sostanze tossiche nel suolo e nell’acqua non fanno notizia da un giorno all’altro, ma corrodono in silenzio la vita del pianeta.

Come emerge dalle ricerche della prof.ssa Sara De Vido e dal quadro teorico del modulo Jean Monnet WHALE, il diritto internazionale soffre da sempre di un’impostazione androcentrica e antropocentrica. Tratta le emergenze come eccezioni passeggere con approcci tecnocratici e di sicurezza, ignorando le disuguaglianze strutturali e la profonda interconnessione tra gli ecosistemi e chi li abita.

Adottare un metodo giuridico ecofemminista e intersezionale significa spalancare gli occhi su questa realtà. Significa comprendere che l’avvelenamento del territorio, la distruzione degli habitat e la contaminazione dei mari non colpiscono solo le comunità umane più vulnerabili, ma si imprimono direttamente sui corpi degli animali non umani. L’accumulo transgenerazionale di tossine nelle balene e nella fauna marina è lo specchio esatto della ferita che stiamo infliggendo all’ambiente. Umani e non umani condividono la medesima vulnerabilità, che non è intrinseca ma sociale e situazionale, di fronte allo sfruttamento e alla contaminazione.

È tempo di trasformare il diritto: da un semplice strumento reattivo di gestione delle crisi a un’architettura di cura, prevenzione e giustizia multispecie, capace di riconoscere che la salute della Terra e la dignità di tutti gli esseri viventi sono inestricabilmente e indissolubilmente collegate.

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