Fino a non molto tempo fa, parlare di diritto degli animali nelle aule universitarie poteva sembrare qualcosa di insolito e fuori dagli schemi: un tema di nicchia, destinato a trovare spazio all’interno di altri insegnamenti o affidato alla sensibilità e all’interesse di singoli studiosi.
Oggi qualcosa sembra cambiare.
Gli animali sono ormai presenti in un numero sempre crescente di ambiti dell’ordinamento. Li incontriamo nel diritto costituzionale, civile e penale, nel diritto amministrativo e nel diritto dell’Unione europea; nelle norme che disciplinano l’agricoltura e la produzione alimentare, la ricerca scientifica, il commercio, la conservazione della fauna e la tutela dell’ambiente. E questioni un tempo considerate prevalentemente etiche – dalla capacità degli animali di provare dolore fino al significato da dare alla stessa – sono diventate questioni con le quali anche il diritto è chiamato a confrontarsi.
Studiare il diritto degli animali significa, oggi, studiare un settore nel quale stanno cambiando non soltanto le norme, ma anche alcune delle categorie attraverso le quali il diritto ha tradizionalmente guardato agli altri esseri viventi.
Come cambia il modo in cui il diritto guarda agli animali
A rendere particolarmente evidente questa trasformazione è la progressiva emersione della tutela animale nelle fonti di più alto livello.
Un passaggio fondamentale si è avuto nel diritto dell’Unione europea. Dal 2009, l’articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) riconosce espressamente gli animali come «esseri senzienti» e impone all’Unione e agli Stati membri di tenere pienamente conto delle esigenze connesse al loro benessere nella formulazione e nell’attuazione di importanti politiche europee, tra cui agricoltura, pesca, trasporti, mercato interno e ricerca.
In Italia, un passaggio assolutamente significativo si è compiuto nel 2022, quando la tutela degli animali ha fatto ingresso tra i principi fondamentali della Costituzione. Il nuovo terzo comma dell’articolo 9 Cost., accanto alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, stabilisce infatti che «la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».
Sulla stessa linea, anche le Costituzioni di altri Paesi europei, come il Belgio e la Germania, che attribuiscono alla protezione degli animali una rilevanza di rango costituzionale.
Ma questa tendenza va ben oltre il settore costituzionale.
Sul piano civilistico, diversi ordinamenti europei hanno progressivamente preso le distanze dalla tradizionale assimilazione degli animali alle cd. res, introducendo nei propri codici formule che affermano espressamente che gli animali non sono cose. Una distinzione che può apparire semplice, ma che segna un passaggio concettuale importante nel modo in cui il diritto qualifica l’animale.
Parallelamente, anche sul piano penale si assiste sempre più spesso (la recente riforma italiana ne è un esempio) a scelte volte a un progressivo rafforzamento della tutela degli animali: aumentano le condotte penalmente rilevanti, si inaspriscono le sanzioni e, soprattutto, emerge con sempre maggiore chiarezza l’esigenza di proteggere l’animale come vittima rispetto a comportamenti che ne compromettono la vita e l’integrità.
Trattasi non certo di fenomeni isolati, ma di segnali che, letti insieme, raccontano una trasformazione più profonda: la posizione giuridica dell’animale negli ordinamenti contemporanei è in movimento.
Se gli animali sono ormai entrati così profondamente nelle maglie del nostro tessuto normativo, è inevitabile chiedersi quale spazio debbano occupare anche nei luoghi nei quali il diritto viene studiato, interpretato e trasmesso.
Quando l’Animal Law entra nelle Università
L’evoluzione in atto non può che rendere necessario portare il diritto degli animali nelle Università, riconoscendogli uno spazio proprio, stabile e strutturato nella formazione giuridica.
In diversi ordinamenti questo percorso è iniziato da tempo.
Negli Stati Uniti, la Harvard Law School non si limita a offrire un corso specificamente dedicato all’Animal Law: attorno alla materia ha sviluppato un vero e proprio Animal Law & Policy Program e una Animal Law & Policy Clinic, attraverso la quale gli studenti possono confrontarsi con problemi concreti mediante attività di ricerca, policy, contenzioso e advocacy.
La Lewis & Clark Law School, attraverso il Center for Animal Law Studies, ha costruito un’offerta formativa ancora più articolata. Accanto all’insegnamento generale di Animal Law trovano spazio corsi dedicati, tra gli altri, agli animali allevati, alla fauna selvatica, agli animali acquatici, al rapporto tra diritto e scienza della mente animale e all’International Animal Law, oltre a percorsi avanzati interamente dedicati alla materia.
Anche in Europa non mancano esperienze significative. L’Universitat Autònoma de Barcelona è stata tra le realtà pioniere nell’introduzione dell’Animal Law nella formazione giuridica europea, sviluppando nel tempo insegnamenti, attività di ricerca e percorsi avanzati specificamente dedicati al diritto e al benessere animale.
Esperienze diverse, in contesti giuridici differenti, ma accomunate da una stessa convinzione: il diritto degli animali è ormai un ambito di studio che richiede strumenti, conoscenze e prospettive specifiche e che merita di trovare un riconoscimento nella formazione delle nuove generazioni di giuristi.
L’esperienza di WHALE: studiare gli animali attraverso il diritto europeo
È proprio in questa direzione che si è collocato WHALE – Working on non-Human Animal Law and rights in the EU, il Modulo Jean Monnet dell’Università Ca’ Foscari Venezia realizzato in collaborazione con Animal Law Italia.
WHALE ha portato nelle aule universitarie un percorso specificamente dedicato al diritto e ai diritti degli animali non umani nell’Unione europea, combinando lezioni, seminari, workshop e occasioni di confronto con studiosi ed esperti, mostrando concretamente la trasversalità di questo settore.
Studiare il diritto degli animali non significa infatti limitarsi a conoscere la legislazione sul tema, ma piuttosto interrogarsi sul posto che gli animali occupano nell’ordinamento; comprendere come la loro tutela interagisca con altri interessi e diritti; osservare come la scienza influenzi l’evoluzione delle categorie giuridiche; confrontare ordinamenti e modelli di tutela differenti; analizzare il ruolo dei legislatori e dei giudici e, infine, chiedersi quali possano essere le traiettorie future della materia.
È anche per questo che portare il diritto degli animali all’interno dell’Università ha un significato particolarmente profondo: l’Università non è soltanto il luogo nel quale si insegna il diritto esistente, ma è anche quello nel quale si osservano e si stimolano le sue trasformazioni.
E quella del rapporto tra diritto e animali è, oggi, una trasformazione in pieno svolgimento.
Ma la formazione può iniziare molto prima dell’Università
Per Animal Law Italia, l’attenzione alla formazione non riguarda però soltanto le future generazioni di giuristi.
La tutela degli animali tocca questioni di responsabilità, convivenza, rispetto delle altre forme di vita, ambiente e cittadinanza. Temi che possono essere affrontati già molto prima dell’ingresso nelle aule universitarie.
Da questa convinzione è nato il Progetto Scuole di Animal Law Italia, attraverso il quale l’associazione ha portato la tutela degli animali nelle scuole nell’ambito dell’educazione civica.
Parlare di animali a scuola attraverso il diritto significa offrire ai più giovani uno strumento ulteriore per comprendere che il modo in cui una società si rapporta agli altri esseri viventi non riguarda soltanto le scelte individuali: riguarda anche regole, responsabilità, diritti, doveri e valori collettivi.
Scuola e Università rappresentano naturalmente due momenti diversi della formazione, ma sono uniti dalla medesima esigenza, che è quella di accompagnare l’evoluzione del diritto con la crescita della conoscenza e della consapevolezza.
Portare il diritto degli animali nelle aule – siano esse scolastiche o universitarie – significa infatti formare cittadini più consapevoli e, allo stesso tempo, preparare le nuove generazioni ad affrontare questioni destinate ad avere un peso sempre maggiore nelle nostre società (e negli ordinamenti contemporanei).
Ed è proprio per questo che Animal Law Italia segue e promuove la crescita dell’insegnamento della materia. Sul nostro sito abbiamo raccolto in una pagina dedicata corsi universitari, insegnamenti, master e Summer School dedicati al diritto animale in Italia e all’estero, per offrire uno strumento a chi vuole avvicinarsi alla materia o approfondirne lo studio.
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