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Stop alle importazioni crudeli: è il momento di portare le regole UE sul benessere animale oltre confine

Gli ultimi accordi commerciali dell’Unione con Australia, Mercosur e Messico dimostrano che il benessere animale può entrare nella politica commerciale europea. Ma lo fanno a macchia di leopardo. Con la revisione della legislazione UE alle porte, abbiamo l’occasione per chiudere una contraddizione che pesa sugli animali, sui consumatori e sui produttori onesti.

Stop alle importazioni crudeli: è il momento di portare le regole UE sul benessere animale oltre confine

Quando l’Unione europea firma un accordo commerciale, sembra una vicenda lontana dalla nostra vita quotidiana. Eppure è proprio in quei testi che si decide cosa finirà sulle nostre tavole — e in quali condizioni saranno stati allevati gli animali da cui quei prodotti provengono.

La buona notizia è che il benessere animale sta cominciando a entrare negli accordi commerciali europei. La cattiva è che lo fa in modo incoerente: in alcuni accordi conta, in altri viene quasi ignorato. Mentre l’UE sta rivedendo la propria legislazione sul benessere animale, si apre una finestra preziosa per applicare gli standard europei a tutti i prodotti che entrano nel suo mercato, da qualunque parte del mondo arrivino.

Australia: la prova che si può fare

L’accordo UE-Australia introduce condizioni legate al benessere animale per l’accesso preferenziale di prodotti agricoli importanti: carne bovina, carne ovina e uova in guscio.

Per la carne bovina, l’accesso al mercato europeo è collegato a requisiti di produzione che favoriscono i sistemi basati sul pascolo. Le preferenze per le esportazioni australiane di carne ovina sono interamente legate all’allevamento al pascolo. E le uova in guscio possono beneficiare della liberalizzazione tariffaria solo se rispettano la direttiva europea sulle galline ovaiole, che vieta le convenzionali gabbie in batteria.

Non è un accordo perfetto. Ma dimostra una cosa semplice e decisiva: le condizioni sul benessere animale possono essere scritte dentro gli accordi commerciali. Se si vuole, si può fare.

Mercosur: l’occasione mancata

L’accordo UE-Mercosur racconta l’esatto contrario. Contiene pochissime disposizioni sul benessere animale, e l’unica limitazione di rilievo riguarda ancora una volta le uova in guscio: appena 36 tonnellate di scambi nel 2025, una quota trascurabile del commercio agricolo previsto dall’accordo.

Il grosso degli scambi riguarda invece carne bovina e carne di pollo — proprio i prodotti per cui l’accordo non prevede requisiti equivalenti agli standard europei. Un dettaglio tutt’altro che secondario, alla luce delle recenti investigazioni che hanno documentato gravi criticità negli allevamenti intensivi in feedlot che riforniscono il mercato UE: sovraffollamento, stress da calore, movimento limitato, condizioni igieniche pessime, problemi di salute legati all’alimentazione.

La contraddizione diventa evidente se si guarda all’accordo UE-Nuova Zelanda, dove la carne bovina prodotta in feedlot è esplicitamente esclusa dall’accesso preferenziale per ragioni di sostenibilità. Perché quegli stessi metodi di produzione sono considerati incompatibili con un accordo e perfettamente ammissibili con un altro?

L’investigazione completa di Animal Welfare Foundation, condotta in 21 allevamenti bovini autorizzati all’esportazione verso l’UE in Uruguay, Argentina e Brasile, è documentata nel report Stop alle importazioni crudeli.

Messico: un primo passo rimasto sulla carta

L’accordo più recente, quello con il Messico, contiene il primo capitolo autonomo sul benessere animale mai inserito in un accordo commerciale dell’UE: all’epoca, un passo avanti importante.

Il problema è che l’accordo non subordina l’accesso preferenziale al rispetto di condizioni sul benessere animale. E il fatto che oggi gli scambi di prodotti animali siano contenuti non è una buona scusa: gli accordi commerciali sono pensati per durare nel tempo e per orientare i flussi futuri. Così com’è, l’accordo perde l’occasione di garantire che ogni possibile aumento degli scambi avvenga nel rispetto del benessere degli animali.

La revisione UE: un’occasione da non perdere

Questi accordi arrivano proprio mentre l’UE sta rivedendo la propria legislazione sul benessere animale. È l’occasione per affermare un principio tanto semplice quanto giusto: gli standard europei devono valere per tutti i prodotti immessi sul mercato UE, indipendentemente dalla loro origine.

È quello che chiamiamo misure speculari (o misure specchio): subordinare l’accesso al mercato europeo al rispetto di standard almeno equivalenti a quelli imposti ai produttori europei. Uno strumento concreto, già applicato in parte dall’UE e pienamente compatibile con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Senza requisiti forti sulle importazioni, continueremo a far entrare sulle nostre tavole prodotti ottenuti con standard che in Europa sarebbero illegali — in aperto contrasto con ciò che i cittadini chiedono. Le misure speculari, al contrario, proteggono insieme tre cose: il benessere degli animali, i produttori europei che già sostengono i costi di regole più severe, e il diritto dei consumatori a non finanziare inconsapevolmente la sofferenza.

Possono inoltre funzionare come leva: uno strumento per accompagnare i Paesi partner verso gli obiettivi della futura legislazione europea, anziché lasciarli indietro.

Per questo requisiti chiari e applicabili sul benessere animale per le importazioni devono essere al centro della prossima revisione. L’Europa ha già dimostrato di saper usare la propria forza di attrazione commerciale per alzare gli standard nel resto del mondo. La domanda è se avrà la volontà politica di farlo anche per gli animali.

Cosa puoi fare

Animal Law Italia è in prima linea per chiedere alle istituzioni europee di introdurre le misure speculari. Sostieni la campagna e firma per fermare le importazioni crudeli su stop-mercosur.it.

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