Tre anni di lezioni, seminari, workshop, incontri con studiosi ed esperti, attività di ricerca e sperimentazione didattica. Tre anni nei quali studenti, docenti, ricercatori, avvocati e professionisti provenienti da discipline diverse si sono incontrati per discutere di diritto e diritti dei non umani.
Con la conclusione di WHALE — Working on non-Human Animal Law and rights in the EU, il Modulo Jean Monnet dell’Università Ca’ Foscari Venezia realizzato in collaborazione con Animal Law Italia, è arrivato il momento di provare a guardare al percorso compiuto da una prospettiva diversa.
Non soltanto chiedendoci che cosa sia stato fatto in questi tre anni, ma soprattutto: che cosa resta di WHALE?
Perché un progetto universitario non si misura soltanto nelle attività realizzate durante il periodo del suo finanziamento; una parte importante del suo valore risiede anche nella capacità di lasciare strumenti, conoscenze, metodi ed esperienze che possano essere raccolti e sviluppati anche dopo la sua conclusione.
Da questo punto di vista, l’esperienza di WHALE lascia diverse eredità.
1. Un’esperienza di insegnamento del diritto degli animali nell’università
La prima eredità riguarda l’esperienza didattica costruita nel corso del triennio: aver mostrato concretamente come il diritto degli animali possa diventare oggetto di un percorso universitario autonomo, strutturato e interdisciplinare.
Per lungo tempo le questioni riguardanti gli animali hanno trovato spazio nella formazione giuridica soprattutto all’interno di altri settori: diritto ambientale, diritto dell’Unione europea, diritto penale, diritto civile, diritto amministrativo. WHALE ha scelto invece di partire proprio dagli animali e di osservare, attraverso questa prospettiva, i diversi ambiti dell’ordinamento che ne disciplinano la vita, l’utilizzo e la protezione.
Nel corso delle tre edizioni sono state così affrontate questioni molto diverse: dalle fondamenta teoriche dell’Animal Law alla disciplina europea sul benessere animale; dalla tutela degli animali allevati al trasporto e alla macellazione; dalla fauna selvatica agli animali utilizzati nella ricerca; dal rapporto tra tutela animale e produzione alimentare fino alle questioni costituzionali e al dibattito sul possibile riconoscimento di veri e propri diritti agli animali.
Una pluralità di temi che ha mostrato concretamente uno dei caratteri più interessanti del diritto degli animali: la sua trasversalità.
Studiare gli animali attraverso il diritto significa infatti attraversare settori diversi dell’ordinamento e, allo stesso tempo, mettere in comunicazione il sapere giuridico con le conoscenze provenienti dalla filosofia, dall’etica e dalle scienze.
Con la conclusione del Modulo termina anche questa specifica esperienza didattica. Ciò che rimane è però il modello sperimentato, e con esso la dimostrazione che il diritto degli animali può essere affrontato nell’università non soltanto attraverso singoli approfondimenti inseriti in altri insegnamenti, ma anche attraverso un percorso organico capace di restituire la complessità e la specificità della materia.
2. Non soltanto contenuti: un modo diverso di trasmettere il sapere
Una seconda eredità riguarda il metodo.
Accanto alle lezioni più tradizionali, il Modulo ha sperimentato forme di didattica nelle quali agli studenti è stato chiesto di diventare parte attiva della riflessione giuridica.
Un esempio particolarmente significativo è stato il laboratorio di riscrittura delle sentenze in chiave eco-giuridica, che ha visto gli studenti chiamati non semplicemente a studiare una decisione giudiziaria, ma a rileggerla criticamente, interrogandosi sulle categorie utilizzate dal giudice, sugli interessi presi in considerazione e su quelli rimasti sullo sfondo, per provare infine a immaginare come il ragionamento giuridico avrebbe potuto svilupparsi assumendo una prospettiva differente.
Un esercizio che ha permesso di sperimentare un modo diverso di studiare il diritto: non soltanto conoscere ciò che il diritto è, ma imparare a interrogarsi criticamente su ciò che potrebbe essere o diventare.
A questa dimensione si sono affiancati workshop, momenti di discussione e attività nelle quali il confronto tra discipline e prospettive differenti è diventato parte integrante della formazione. Tutti strumenti e metodi che possono essere ripresi in altri contesti di formazione giuridica e che dimostrano come l’insegnamento di una materia giovane e in rapida evoluzione possa (se non addirittura debba) affiancare allo studio del diritto una riflessione critica sulle sue trasformazioni.
3. Conoscenza che rimane accessibile
Le lezioni terminano, ma la conoscenza prodotta può continuare a circolare.
È probabilmente questa una delle eredità più concrete di WHALE.
Nel corso del progetto, una parte importante del lavoro svolto nelle aule è stata trasformata in strumenti destinati a rimanere accessibili anche a chi non ha partecipato direttamente al Modulo.
Tra questi, il volume open access Lineamenti di diritto e diritti degli animali non umani, nato nell’ambito del progetto e pensato come strumento per avvicinarsi allo studio della materia attraverso una prospettiva interdisciplinare.
A questo si aggiunge lo Speciale WHALE dei Quaderni di Diritto degli Animali, che ha raccolto contributi legati ai temi affrontati nel corso e ha consentito di trasferire una parte delle riflessioni sviluppate nel progetto sul terreno della ricerca e della pubblicazione scientifica.
E ancora, le pillole WHALE: brevi video nei quali alcuni dei docenti e degli esperti che hanno partecipato alle diverse edizioni introducono le questioni affrontate durante le proprie lezioni. Uno strumento volutamente diverso, pensato per portare alcuni dei temi discussi nell’università anche al di fuori dell’ambito prettamente accademico.
Formati differenti, che rispondono però alla stessa idea: fare in modo che ciò che è stato costruito durante WHALE non rimanga confinato nelle aule nelle quali il corso si è svolto.
4. Una comunità tra università, professioni e società civile
C’è infine un’eredità meno facilmente misurabile, ma altrettanto importante: quella delle relazioni costruite intorno al progetto.
WHALE non è stato rivolto soltanto agli studenti. Nel corso delle diverse edizioni, alle attività hanno partecipato infatti docenti e ricercatori, studiosi provenienti da università italiane e straniere, professionisti ed esperti di discipline differenti. Il riconoscimento dei crediti formativi da parte dell’Ordine degli Avvocati di Venezia ha inoltre consentito di aprire il percorso universitario anche agli avvocati.
Ancor prima, la collaborazione con Animal Law Italia, che ha rappresentato l’elemento centrale di questo dialogo. Per un’associazione impegnata nella promozione e nello sviluppo della tutela giuridica degli animali, il rapporto con l’università — crediamo fermamente — è fondamentale. La ricerca permette infatti di comprendere criticamente l’evoluzione del diritto, mentre la società civile porta nel dibattito accademico problemi, esperienze e domande che emergono dalla realtà nella quale quelle norme devono trovare applicazione.
WHALE ha creato uno spazio prezioso, nel quale queste dimensioni hanno potuto incontrarsi.
Oltre WHALE
Con la conclusione del Modulo termina dunque un’esperienza durata tre anni, ma non le riflessioni che essa ha contribuito ad aprire.
WHALE ha rappresentato un laboratorio nel quale insegnamento, ricerca, sperimentazione didattica e dialogo con la società civile hanno potuto incontrarsi intorno a un settore del diritto ancora giovane e in continua evoluzione.
La sua eredità può essere letta soprattutto in questa prospettiva: aver contribuito, attraverso un’esperienza concreta, a mostrare le potenzialità del diritto degli animali come oggetto di studio, ricerca e formazione giuridica, lasciando strumenti e interrogativi sui quali continuare a lavorare.
Insomma, il progetto WHALE si conclude, ma non si esaurisce l’impegno che ha animato questa esperienza: continuare a studiare, sviluppare e promuovere il diritto degli animali e la sua presenza nella ricerca e nella formazione giuridica.
