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Orsi, lupi e cinghiali: il diritto di fronte alla fauna selvatica

Protezione, conflitto, gestione: nella lezione del Modulo Jean Monnet WHALE dedicata alla fauna selvatica, orsi, lupi e cinghiali diventano tre casi per capire come il diritto decide chi può abitare un territorio e a quali condizioni.

Che cosa significa convivere con gli animali selvatici? E quale ruolo può svolgere il diritto nel definire i confini di questa convivenza?

Sono queste alcune delle domande al centro della lezione dedicata alla fauna selvatica nell’ambito di WHALE — Working on non-Human Animal Law and rights in the EU, il modulo Jean Monnet dell’Università Ca’ Foscari Venezia realizzato in collaborazione con Animal Law Italia.

La lezione, tenuta da Sara Dal Monico, Federico Damin e Federica Valerio, ha preso in esame tre animali particolarmente presenti nel dibattito pubblico e giuridico italiano: orsi, lupi e cinghiali. Attraverso questi casi è stato possibile interrogarsi non soltanto sulle norme che ne disciplinano la tutela e la gestione, ma più in generale sul modo in cui il diritto costruisce il rapporto tra esseri umani e animali selvatici.

Orsi e lupi: il conflitto con la fauna selvatica

La prima parte della lezione è stata dedicata a orsi e lupi, due specie che negli ultimi anni sono diventate protagoniste di un intenso dibattito pubblico.

La loro presenza sul territorio viene infatti frequentemente rappresentata attraverso la categoria del conflitto: conflitto con le attività agricole e zootecniche, con la sicurezza delle persone, con gli interessi economici e, più in generale, con un’idea di territorio pensato prevalentemente a misura umana.

Il caso dei grandi carnivori permette così di osservare una tensione caratteristica del diritto degli animali selvatici. Da un lato, l’ordinamento riconosce la necessità di proteggere determinate specie e di preservare la biodiversità; dall’altro, la presenza degli animali può essere sottoposta a forme di controllo e gestione quando viene percepita come incompatibile con determinati interessi umani.

La questione diventa particolarmente evidente quando si discute della possibilità di ricorrere ad abbattimenti o ad altre misure di contenimento. In questi casi, il diritto non si limita a stabilire una regola tecnica, ma si trova a compiere una scelta di bilanciamento tra interessi diversi: la sicurezza umana, la protezione degli animali, la conservazione delle specie, le attività economiche e la gestione del territorio.

Il conflitto, tuttavia, non è soltanto un dato naturale. È anche il risultato di come gli esseri umani hanno trasformato gli spazi condivisi con gli altri animali e di come queste interazioni vengono successivamente interpretate e disciplinate.

Dai grandi carnivori ai cinghiali

A partire da queste considerazioni, la lezione si è spostata sui cinghiali, affrontando una questione apparentemente diversa ma in realtà strettamente collegata.

Se orsi e lupi sono spesso percepiti come animali "pericolosi" per la loro natura di grandi carnivori, il cinghiale presenta una forma diversa di conflitto. La sua presenza è associata soprattutto ai danni alle coltivazioni, agli incidenti stradali, alla diffusione di alcune patologie e, più in generale, alla necessità di controllarne la popolazione.

Il cinghiale mostra quindi in modo particolarmente chiaro come la categoria della gestione della fauna selvatica possa trasformarsi in una serie di interventi diretti sui corpi e sui comportamenti degli animali.

Il problema non riguarda soltanto quanti cinghiali siano presenti, ma anche il modo in cui la loro presenza viene governata: quali strumenti vengono considerati legittimi, quali soggetti sono autorizzati a intervenire e quali interessi vengono presi in considerazione nelle decisioni.

Anche pratiche apparentemente marginali assumono, in questo quadro, un significato giuridico. Il divieto di foraggiamento dei cinghiali, ad esempio, mostra come il diritto possa intervenire non soltanto attraverso l’abbattimento o la cattura degli animali, ma anche regolando le condotte umane che modificano artificialmente la loro distribuzione e i loro comportamenti.

Il caso dei cinghiali consente quindi di mettere in discussione una rappresentazione della fauna selvatica come realtà esterna e separata dalla società umana. Gli animali selvatici vivono infatti in territori profondamente trasformati dalle attività umane e sono spesso le stesse pratiche antropiche a determinare le condizioni della loro presenza.

Chi decide come si convive?

Il filo conduttore della lezione è stato quindi il rapporto tra protezione, conflitto e gestione.

Parlare di fauna selvatica significa inevitabilmente parlare di territorio, agricoltura, allevamento, sicurezza, biodiversità e attività economiche. Ma significa anche interrogarsi su chi abbia il potere di decidere quali animali possano abitare determinati territori, quali comportamenti siano considerati accettabili e quali forme di presenza debbano invece essere contenute o eliminate.

Una prospettiva di diritto animale permette di spostare la domanda. Non soltanto: come possiamo gestire gli animali selvatici? Ma anche: come possiamo costruire forme di convivenza che tengano conto degli interessi degli animali stessi?

Questo non significa negare l’esistenza di conflitti o ignorare i problemi concreti che possono derivare dalla convivenza con la fauna selvatica. Significa, piuttosto, interrogarsi criticamente sulle soluzioni che il diritto considera disponibili e sui criteri attraverso i quali stabilisce quali interessi debbano prevalere.

Orsi, lupi e cinghiali diventano così tre casi diversi attraverso cui osservare una questione comune: il modo in cui il diritto definisce, organizza e talvolta normalizza il rapporto tra esseri umani e altre specie.

La lezione ha voluto quindi offrire agli studenti non soltanto una panoramica della disciplina giuridica della fauna selvatica, ma soprattutto gli strumenti per interrogarsi criticamente sulle categorie di protezione, pericolo, conflitto e gestione, mostrando come dietro ogni scelta normativa vi sia anche una determinata idea del posto degli animali nel nostro spazio condiviso.

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